Gli interventi del governo Meloni hanno fatto aumentare le disparità, dal punto di vista fiscale, tra lavoratori autonomi e dipendenti. Complice, anche, un alto tasso di evasione proprio tra gli autonomi. La presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Lilia Cavallari, spiega come l’accresciuta progressività dell’Irpef, insieme “all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta” (ovvero la flat tax), abbia “accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito”.
Così, spiega l’Upb, si allontana “l’obiettivo di graduale perseguimento dell’equità orizzontale previsto dalla delega per la riforma fiscale”. Detto in parole più semplici, aumenta la disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e dipendenti, a sfavore di quest’ultimi.
Più disparità tra autonomi e dipendenti: l’allarme dell’Upb
Nella relazione in occasione della presentazione del Rapporto sulla politica di bilancio, Cavallari spiega che gli interventi sull’Irpef avvenuti tra il 2021 e il 2025 “hanno risposto a specifiche esigenze di policy – spesso di natura emergenziale – attraverso modifiche che hanno beneficiato prevalentemente i lavoratori dipendenti con redditi bassi e medio-bassi. Essi hanno, tuttavia, complicato la struttura dell’imposta sul reddito da lavoro dipendente, determinando un ripido aumento del prelievo in corrispondenza di una crescita anche modesta del reddito imponibile”.
L’ultima Manovra, spiega ancora la presidente dell’Upb, ha previsto la detassazione degli incrementi di reddito per i rinnovi contrattuali del biennio 2025-2026, un intervento che “offre un rimedio temporaneo” che però “verrebbe meno negli anni successivi, quando l’aumento ormai consolidato del livello retributivo verrebbe assoggettato alle aliquote ordinarie”. Queste criticità, prosegue Cavallari, “sollevano interrogativi sull’opportunità di affidare al sistema fiscale obiettivi che, per loro natura, richiederebbero interventi selettivi e temporalmente definiti. Il rischio è di subordinare i principi di equità, neutralità e semplicità del prelievo a finalità che potrebbero trovare strumenti più efficaci al di fuori del sistema impositivo”.
Evasione, l’Italia tra i peggiori in Ue
Resta, poi, l’enorme problema dell’evasione: l’attività di recupero, in aumento di 2,8 miliardi nel 2025, non è sufficiente perché “l’Italia ha tuttora un tasso di fedeltà fiscale tra i più bassi dell’Ue”. In particolare, rimangono “livelli elevati di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione, specialmente per le Amministrazioni locali, e ampi margini di miglioramento nell’analisi del rischio di evasione”. Altro elemento che porta l’Upb a sottolineare le disparità tra dipendenti e autonomi.