E ora, dopo la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, che ne sarà di Alberto Stasi? Il suo destino giuridico è controverso. L’unico precedente utile è la revisione del processo di Erba. Di sicuro, per riaprire il caso Stasi bisognerà passare da Brescia.
E infatti è alla Corte d’appello bresciana che, verso metà novembre, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis dovrebbero depositare l’istanza di revisione della condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. La richiesta però potrebbe arrivare anche dalla Procura generale di Milano, che a ottobre stava ancora esaminando il fascicolo.
Le due fasi della procedura: ammissibilità e processo
La procedura ha due fasi. La prima riguarda l’ammissibilità. La Corte può respingere l’istanza sulla base degli atti, senza udienza, oppure discuterla in un’udienza pubblica, come avvenne per la strage di Erba, o in camera di consiglio.
Se la dichiara inammissibile, la condanna resta ferma. Se la ammette, si apre la seconda fase: un giudizio di merito simile a un nuovo processo, con liste testimoni e acquisizione di prove. Alla fine la Corte potrebbe confermare la condanna o assolvere Stasi. Contro la sentenza è inoltre previsto il ricorso per Cassazione, come stabilisce l’articolo 640 del codice di procedura penale.
Un primo verdetto sull’ammissibilità potrebbe arrivare in tre o quattro mesi, quindi all’inizio del 2027. Nel caso del precedente di Erba, però, la decisione arrivò dopo nove mesi: istanza dei legali a ottobre 2023, prima udienza il primo marzo 2024, inammissibilità a luglio.
Per la revisione servono nuove prove
Il caso è complicato per più ragioni. La prima riguarda la natura dello strumento. La revisione non è un quarto grado di giudizio: la difesa deve portare nuove prove, capaci di dimostrare che il condannato va prosciolto.
Stasi ci ha già provato. Nel 2017 Brescia dichiarò il “non luogo a provvedere”, perché nessun soggetto legittimato aveva presentato un’istanza formale. Nel 2020 giudicò inammissibile la richiesta della difesa, ritenendo che restassero “numerosi e gravi elementi non toccati dalle prove nuove”. Nel marzo 2021 la Cassazione respinse il ricorso.
La seconda ragione è l’intreccio con Pavia. Il 3 novembre la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Sempio, che indica come autore dell’omicidio. Le prove che sosterranno l’istanza sono in larga parte quelle dell’inchiesta pavese, ma per ora si tratta di un’accusa, che i difensori di Sempio contestano, e nessun giudice l’ha valutata. I due procedimenti restano distinti, “due binari paralleli” nelle parole di Bocellari, e gli stessi elementi finiranno davanti a giudici diversi.
Ma Pavia non deve aspettare Brescia
La terza riguarda l’ordine delle decisioni. Nessuna norma obbliga Pavia ad attendere Brescia: Sempio potrebbe essere processato e persino condannato prima che si decida sulla revisione. Il Gup non era ancora stato designato ieri mattina e l’udienza preliminare potrebbe tenersi a dicembre o slittare all’inizio del 2027. L’ordinamento, però, non contempla due colpevoli dello stesso omicidio che non abbiano agito in concorso.
A intricare ulteriormente la situazione, c’è anche un cambio ai vertici. Il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli, nominato dal Csm alla guida della Procura di Verona, dovrebbe lasciare a inizio 2027. Il caso potrebbe passare all’avvocato generale Domenico Chiaro, reggente in attesa della nuova nomina. La procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ad aprile aveva detto delle carte pavesi: “Non sarà uno studio né veloce, né facile”.
Stasi, intanto, non è più detenuto: a giugno il Tribunale di Sorveglianza di Milano gli ha concesso l’affidamento ai servizi sociali. La famiglia Poggi, che non intende costituirsi parte civile contro Sempio, sarà parte nell’eventuale revisione.