Alla libreria Rizzoli di Milano, il 4 maggio, Ignazio La Russa ha trovato le parole. Per la Flotilla: «manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio e a molto ritorno mediatico». Per il sequestro in acque internazionali: «La fortuna» che ti permette di «gridare che sei stato torturato». Matteo Piantedosi ha sottoscritto «pienamente». Il ministro presentava il loro libro, Dalla parte delle divise.
Nella Striscia di Gaza la produzione di pane è scesa del cinquanta per cento. I tagli a farina e diesel hanno ridotto la produzione da trecento a duecento tonnellate al giorno, ha dichiarato a The National Abdel Al Ajrami, dell’Associazione dei proprietari di panifici. Se il Programma alimentare mondiale riduce i finanziamenti, come previsto, il prezzo potrebbe triplicare. Mohammed Al Majdhoub ha avvertito: «Stiamo tornando verso la carestia». Non è un’ipotesi: l’IPC aveva certificato la carestia nel Governatorato di Gaza nell’agosto 2025 e quella fase era finita grazie al sistema che ora si smonta.
La Russa ha chiesto quanti bambini siano rimasti in vita grazie alla Flotilla. Oxfam documenta come quello che la Corte internazionale di giustizia definisce genocidio abbia distrutto la capacità di Gaza di sfamarsi. I due ministri trovano le parole contro civili su barche; le perdono quando una marina militare abborda navi in acque europee, ferisce trentuno persone e trattiene attivisti nel carcere di Shikma senza accuse formali. Adalah ha documentato percosse fino alla perdita di conoscenza. Israele: «False e infondate affermazioni preparate in anticipo».
La Global Sumud Flotilla si riorganizza a Creta con nuovi equipaggi da tutta Europa e una ventina di imbarcazioni dalla Turchia. «Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia», ha dichiarato uno degli attivisti. Dalla parte delle divise è una scelta. Anche quella di salpare lo è.