La notte dei Grammy doveva essere solo l’ennesima celebrazione dorata dell’industria musicale. Smoking, paillettes, discorsi calibrati. E invece no. A Los Angeles, tra una statuetta e un assolo, a prendersi davvero il palcoscenico è stata la politica o meglio le critiche su di essa.
Così, senza girarci intorno, è facile comprendere come questi Grammy 2026 saranno ricordati meno per le canzoni e più per le proteste contro l’ICE.
“ICE out”: quando il palco diventa megafono
Il momento che spacca la serata arriva con Bad Bunny. Vince l’album dell’anno con Debí tirar más fotos — primo artista in lingua spagnola a riuscirci — e dal palco fa saltare il copione tipico di queste serate di gala. Niente ringraziamenti di rito e subito un discorso iniziato con una frase secca: “ICE out”.
Poi l’affondo, senza filtri né metafore: “Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo umani e siamo americani”. La platea si alza in piedi. Applausi lunghi, quasi liberatori. Qualcuno si guarda intorno stupefatto chiedendosi “sta succedendo davvero?”.
Spille, parole, identità
Dopo Bad Bunny, la serata ha letteralmente cambiato stile. Billie Eilish canta, vince la canzone dell’anno con Wildflower, ma un dettaglio non sfugge agli spettatori. Infatti lei e Jack Antonoff indossano una spilla con su scritto: “ICE OUT”. Piccola, ma ben visibile e impossibile da ignorare. Olivia Dean, miglior artista emergente, va ancora più a fondo: “Sono qui come nipote di un immigrato. Non sarei qui senza il suo coraggio”.
Insomma la protesta non interrompe lo show, è essa stessa lo show.
Premi, record e una Casa Bianca furiosa
Intanto i Grammy scorrono. Kendrick Lamar fa incetta di statuette — cinque su nove nomination — e scrive un altro capitolo di storia. Lady Gaga ne porta a casa quattro, tra cui miglior album pop vocale. Tutto come da previsioni.
Ma fuori dal Dolby Theatre, Donald Trump – spettatore interessato della serata – esplode. Su Truth Social attacca tutto e tutti: la CBS, Trevor Noah, e i Grammy che sono diventati “inguardabili”. Il tutto accompagnato da minacce di azioni legali a destra e manca.