Sta scritto in un documento tecnico della Procura di Sassari datato aprile 2026: fra gli strumenti che la polizia giudiziaria può usare per estrarre e analizzare i dati dei dispositivi mobili, accanto a Cellebrite e GrayKey, c’è anche Oxygen Forensics. Il 23 settembre il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’arresto del suo amministratore delegato Lee Reiber e del russo Oleg Sergeyevich Davydov, accusati di aver nascosto al governo degli Stati Uniti che Oxygen, con sede in Virginia, era controllata da cinque cittadini russi e che il suo software veniva scritto in Russia. L’Europa che ogni giorno si allarma per la guerra ibrida, insomma, la Russia se l’era già portata in laboratorio.
Guerra ibrida, il software scritto in Russia
Secondo la denuncia gli stessi cinque proprietari controllavano MKO Systems, società russa che fino al 2022 si chiamava Oxygen Software e che vendeva in patria lo stesso software sotto altri nomi a clienti che avrebbero incluso il Servizio federale di sicurezza (Fsb) e il ministero dell’Interno russi. Davydov, che dirigeva gli sviluppatori in Russia, è stato fermato domenica 20 settembre a Heathrow mentre stava per imbarcarsi per Istanbul. Washington conta di chiederne l’estradizione. La denuncia non contesta al software codice malevolo né accessi abusivi ai dati dei clienti e le accuse andranno provate in aula. Solo che un software che apre i telefoni degli indagati, scritto in Russia dalla stessa squadra che scriveva il software che sarebbe finito all’Fsb, era un problema di sicurezza nazionale ben prima dell’arresto.
Secondo Politico, che ha pubblicato l’inchiesta il 27 settembre, Oxygen compare in due progetti finanziati dall’Unione europea sulle prove digitali: EVIDENCE, sostenuto con oltre 1,9 milioni di euro fra il 2014 e il 2016, consultava Oxygen in una rete che comprendeva Europol ed Eurojust, le agenzie europee di polizia e di cooperazione giudiziaria, mentre INSPECTr, finanziato da Horizon 2020 e attivo fino al 2023, ha costruito un software per rendere le prove estratte con Oxygen accessibili agli investigatori che usano altri software. La Commissione europea precisa che l’azienda era fuori dai consorzi e non ha ricevuto fondi per quei progetti. Sul suo sito, sequestrato il 20 settembre, Oxygen elencava però la Commissione fra i clienti, scrive ancora Politico.
Software dalla Russia: chi lo comprava
Secondo gli avvisi della banca dati europea degli appalti consultati da Politico, il software Oxygen è stato accreditato o acquistato dalle polizie di Germania, Spagna, Italia e Polonia; in Ungheria la polizia ha firmato a dicembre 2024 un contratto da 10,14 milioni di fiorini (circa 27mila euro) e le polizie di Romania e Lettonia lo hanno comprato ancora a settembre. Nessuna polizia nazionale ha risposto alle domande di Politico.
Il 2 settembre a Wicklow il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di non escludere tentativi russi di condizionare le prossime elezioni italiane, aggiungendo che «per questo bisogna intervenire in anticipo». In anticipo. Del resto la guerra ibrida qui da noi è diventata soprattutto un’etichetta da incollare addosso a chi dissente, pronunciata con leggerezza nei comizi, mentre il controllo di chi vende software alle polizie, quello noioso fatto di visure e certificazioni, resta roba da uffici acquisti.
L’organizzazione per i diritti digitali Access Now chiede all’Ue e ai governi di sospendere quegli strumenti e di indagare su come un’azienda di proprietà russa abbia passato un decennio dentro le forze dell’ordine occidentali, riferisce Politico. Per sapere se i telefoni degli indagati italiani sono passati da un software scritto in Russia, il governo che voleva intervenire in anticipo ci ha lasciato un’unica strada: leggere un giornale di Bruxelles.