Guerra in Ucraina, Zelensky chiama e l’Ue risponde. Ora kiev è più vicina all’Europa ma resta l’incognita sull’esito dei negoziati con Mosca

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L’Ucraina chiama e l’Unione europea risponde. Si può riassumere così quanto accaduto ieri nella plenaria dell’Europarlamento dove prima è andato in onda il drammatico video messaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky (leggi l’articolo) che chiedeva all’Ue di “provare di essere al fianco dell’Ucraina”, e dopo è arrivato il via libera dell’Europarlamento alla concessione dello status di Paese candidato all’ex repubblica sovietica. Ma tutto questo non basta a fermare la guerra in Ucraina, l’incognita più grande, infatti, resta l’esito dei negoziati con Mosca che dovevano riprendere oggi e che invece con ogni probabilità slitteranno al fine settimana.

Guerra in Ucraina, la ripresa dei negoziati con Mosca potrebbe slittare al fine settimana

Ad aprire la seduta è stato il presidente ucraino che a cuore aperto ha spiegato la situazione che sta vivendo il suo Paese. “Vedete, non ho degli appunti, non ho un discorso scritto davanti a me, perché devo fare i conti con la realtà di ogni giorno e questa realtà è fatta di persone che muoiono” ha spiegato rivolgendosi agli eurodeputati. “Sono convinto che queste vite si stanno sacrificando in nome dei valori, dei diritti, della libertà, per il desiderio che abbiamo di essere uguali a voi, di avere le libertà che avete voi, e ognuno di noi sta dando del suo meglio” ha aggiunto Zelensky.

Lo stesso ha poi ribadito la volontà di aderire all’Ue, aggiungendo: “Vorrei sentirvi dire che la scelta che abbiamo fatto nei confronti dell’Europa è anche la vostra. Provateci che non ci lascerete soli e che siete davvero europei”. Frasi scandite con decisione che hanno risuonato nell’aula di Bruxelles, sfociando in una standing ovation degli europarlamentar che poi hanno risposto con un voto pressoché unanime all’appello – 637 voti a favore, 13 contrari e 26 astenuti – sottoscrivendo la mozione che condanna l’attacco della Russia, e avvia l’iter, lungo e dall’esito tutt’altro che scontato, per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea.

Comunque la si veda, ieri è stata scritta una pagina di storia per l’intera Europa. Poco prima del voto, a prendere la parola è stata la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola. Un intervento schietto in cui ha riconosciuto la legittimità delle richieste dell’Ucraina, “riconoscendone la prospettiva europeista”, aggiungendo che “lavoreremo per raggiungere tale obiettivo (l’adesione dell’ex repubblica sovietica nell’Ue, ndr)” perché “dobbiamo affrontare il futuro insieme”.

Poi ha voluto ringraziare direttamente Zelensky “per aver mostrato al mondo cosa significa reagire” e per “aver mostrato al mondo che vale la pena difendere il nostro modo di vivere. Tutti coloro che ricordano di aver vissuto sotto occupazione lo confermeranno. Tutti coloro che reagiranno in Bielorussia. Tutti quelli che ci guardano in Moldavia e in Georgia”. A conclusione del proprio intervento la Metsola ha citato Mario Draghi affermando: “Questo deve essere il nostro: whatever it takes”.

Parole, queste, su cui concorda l’europarlamentare del M5S, Fabio Massimo Castaldo, che a margine della plenaria straordinaria ha spiegato che “l’invasione russa in Ucraina è una sfida esistenziale per il futuro dell’integrazione europea” e per questo riconoscere lo status di candidato Ue all’Ucraina “è un atto di grande valenza politica”. “Questo non vuol dire avere l’adesione stessa, è impensabile negoziare mentre piovono le bombe”, spiega Castaldo che sottolinea come la scelta dell’Europarlamento è un modo per “dare un segnale” agli ucraini e “far capire loro che fanno già parte della famiglia europea”.

Ma ieri è stata una giornata importante anche per la diplomazia. Nel pomeriggio, ora dopo ora e malgrado i bombardamenti non si sono mai fermati (leggi l’articolo), Russia e Ucraina si sono date appuntamento per un secondo round negoziale che, salvo colpi di scena, si dovrebbe tenere oggi. A darne notizia è stata l’agenzia stampa russa Tass che ha citato fonti diplomatiche di Mosca.

Indiscrezioni su cui, dopo qualche ora, sono arrivate le prime conferme dal governo ucraino con il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, che ha confermato la disponibilità a trattare con la delegazione del Cremlino a patto che da quest’ultimi non arriveranno ultimatum. Una soluzione diplomatica in favore della quale sta aumentando il pressing della Cina di Xi Jingping che, sollecitata dal governo di Kiev, ieri ha ribadito di “deplorare lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia” dicendosi “estremamente preoccupata per i danni ai civili”. Parole che Zelensky spera possano fare breccia su Vladimir Putin, da sempre molto attento alle parole provenienti da Pechino, così da agevolare le trattative di pace.