Una batosta tira l’altra, come le ciliegie. Il giorno dopo la sconfitta sulle preferenze incassata dalla premier, Fratelli d’Italia insiste nel difendere il principio secondo cui devono essere i cittadini a eleggere i propri rappresentanti. E così, tra la sorpresa degli alleati, vota a favore di un emendamento ad hoc presentato dai vannacciani, che comunque non supera l’esame dell’Aula perché, oltre alle opposizioni, votano contro anche Forza Italia e Lega.
I meloniani votano con Vannacci. Nuova débâcle sulla legge elettorale
A confermare il voto favorevole di FdI sull’emendamento alla legge elettorale, a firma dei vannacciani, che mirava a introdurre le preferenze, è il deputato Gianluca Vinci che, rivendicando la “coerenza” del gruppo sul tema, ha detto: “Abbiamo sentito accusarci di non essere coerenti quando le opposizioni, per l’intera legislatura, sono state divise, non hanno mai votato insieme e adesso ci venite ad accusare del nulla su un emendamento non della maggioranza ma dell’opposizione. Noi ci siamo espressi con coerenza sulle preferenze. In più legislature abbiamo dimostrato che, quando un provvedimento è favorevole agli italiani, FdI lo vota al di là di chi lo ha presentato. Lo avremmo fatto anche con i vostri emendamenti sulle preferenze, ma voi li avete ritirati”.
Dunque, ha concluso Vinci, “voi fate giochi di palazzo e circo, ma fuori da qui gli italiani hanno gli elementi per valutare: da una parte la coerenza, dall’altra lo spettacolo”. Nessun intervento, invece, è stato fatto in Aula da deputati di Lega e Forza Italia sull’emendamento in questione.
Futuro Nazionale contro la Lega
“Chi vota palesemente la fiducia al presidente del Consiglio e poi la tradisce nel voto segreto dovrebbe prenderne atto. Non è il generale Vannacci a essere funzionale alla sinistra, ma chi ha tradito Meloni dai banchi del centrodestra”, ha commentato il deputato di Futuro Nazionale, Edoardo Ziello. I fari nel centrodestra restano puntati sul voto di martedì. Il partito di via della Scrofa continua, dietro le quinte, a puntare il dito contro una parte dei gruppi di Lega e Forza Italia. I franchi tiratori potrebbero essere stati addirittura una cinquantina, osservano alcuni esponenti del centrodestra nel day after.
Le conseguenze del voto
Le conseguenze del voto sulle preferenze, osserva l’Agi, saranno più chiare nei prossimi giorni. C’è chi ritiene che la premier possa essere meno “accondiscendente” con gli alleati, sentiti martedì al telefono. Sta di fatto che, al momento, l’ipotesi delle urne anticipate non è del tutto esclusa all’interno di Fratelli d’Italia: c’è chi ritiene possibili le elezioni già a fine ottobre e chi, invece, pensa che il voto possa arrivare poco prima della prossima estate.
“Oggi si svela una nuova minoranza di governo, FdI-FnV. Non si può andare avanti come se nulla stia accadendo in questo Parlamento”, dichiara il capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi. Ora l’ipotesi è che il dossier delle preferenze torni d’attualità durante l’esame della legge al Senato, con una modifica da apportare a settembre. Non prima: entro agosto, al massimo, ci sarà l’incardinamento del provvedimento in Commissione. Successivamente il testo tornerebbe alla Camera per il terzo e definitivo passaggio, sul quale il governo potrebbe decidere di porre la questione di fiducia.
Il suggerimento di La Russa
C’è, al momento, anche il suggerimento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, di intervenire proprio a Palazzo Madama. “I regolamenti del Senato non prevedono il voto segreto. Significa che nessuno può nascondersi dietro un dito”, ha detto La Russa. Unica nota positiva per la maggioranza è stata l’approvazione dell’emendamento sul voto ai fuorisede. I sì sono stati 349, senza alcun voto contrario. Governo e maggioranza hanno espresso parere favorevole.
La proposta, così come modificata da un subemendamento della Commissione dopo un confronto tra maggioranza e opposizione, prevede l’istituzione, presso l’ufficio elettorale di ciascun Comune, dell’elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel Comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia e per i referendum.