Il blocco navale degli Stati Uniti lascia a secco di benzina l’Iran

Il blocco navale Usa lascia a secco di benzina l'Iran. Il Paese produce molto greggio ma non ha molte raffinerie e tante sono state distrutte

Il blocco navale degli Stati Uniti lascia a secco di benzina l’Iran

Un “atto di terrorismo di Stato ed economico”. Dopo aver condannato con queste dure parole l’Operation Economic Outcast di Donald Trump in una lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, l’Iran ha spostato l’attenzione sulla situazione contingente nella quale si trova il Paese in queste ultime ore. In una dichiarazione rilasciata a Irna (The Islamic Republic Agency), il vicepresidente iraniano per gli affari esecutivi Mohammad Jafar Ghaempanah ha dovuto ammettere che il Paese si trova drammaticamente a corto di carburante.

Il blocco navale degli Stati Uniti lascia a secco di benzina l’Iran

“La produzione di benzina è insufficiente e, a causa del blocco navale statunitense, non possiamo importarla”. L’Iran produce circa 120 milioni di litri di benzina al giorno, ma ne consuma circa 135 milioni, il deficit giornaliero, quindi, è di circa 15 milioni di litri. Video e messaggi inviati dai cittadini a Iran International hanno documentato lunghe code, chiusure di stazioni e difficoltà nell’ottenere benzina a Teheran, nelle province di Alborz, Khorasan meridionale e Khorasan Razavi.

Secondo fonti dell’emittente, il tentativo di rimandare scelte più drastiche attingendo alle scorte di emergenza sta creando un ulteriore problema: le riserve destinate a proteggere l’Iran durante gravi interruzioni delle forniture potrebbero esaurirsi nel giro di poche settimane. Intanto, il ministro del Petrolio iraniano, Mohsen Paknejad, ha dichiarato all’Agenzia di stampa degli studenti iraniani (Isna) che nonostante il blocco navale Usa, le vendite di greggio non si sono fermate.

L’intesa con l’Oman e la minaccia di Trump

A proposito del blocco, pur confermando la chiusura dello stretto fino a quando gli americani non avranno dato seguito agli impegni previsti dal protocollo d’intesa di metà giugno, nel quale è prevista la revoca e la fine delle sanzioni, l’Iran ha raggiunto un’intesa preliminare con l’Oman riguardo alla gestione del traffico navale nello Stretto, che escluderebbe il passaggio di unità militari in questo canale strategico.

Trump, per tutta risposta, ha minacciato di bombardare l’Oman se “si metterà di traverso”, accusando il Sultanato di non essere abbastanza duro con Teheran. Ma come mai un Paese, grande produttore di petrolio come l’Iran, non riesce a soddisfare il proprio fabbisogno di benzina? Le risposte possono essere varie. Prima di tutto, secondo l’American Enterprise Institute, l’Iran ha una capacità di raffinazione limitata: Il Paese possiede molto greggio, ma non ha abbastanza raffinerie moderne per trasformarlo tutto in benzina raffinata per le auto.

In secondo luogo, i prezzi bassi del carburante, fortemente sussidiato dallo Stato e che quindi costa pochissimo, sono un fattore che ha spinto finora i cittadini a consumare grandi quantità di benzina. Per coprire la differenza tra quanto produce e quanto consuma, l’Iran è quindi costretto a comprare benzina da altri Paesi. Inoltre, a parte il blocco, gli attacchi mirati delle forze statunitensi e israeliane avrebbero colpito le raffinerie, depositi e impianti legati alla rete energetica e petrolifera, creando problemi alla distribuzione locale.