Il canone in bolletta non basta, la Rai va a caccia di altri soldi. Maxicessione di crediti Iva per 60 milioni di euro

di Stefano Sansonetti
Tv e Media

Va bene che l’operazione canone Rai in bolletta ha fruttato allo Stato un incasso di 2 miliardi di euro, in pratica 500 milioni in più dell’anno precedente. E va bene che ora è ragionevole attendersi dallo Stato “comprensione” per le esigenze di cassa di viale Mazzini, che è già riuscita a chiudere il bilancio 2016 con utili per 18 milioni (rispetto al rosso di 25 milioni del 2015). Ma a quanto pare l’azienda televisiva, guidata dal dg Antonio Campo Dall’Orto, è alla continua ricerca di risorse fresche. Non si sa mai, potrebbe aver pensato qualcuno ai piani alti della società. E così qualche tempo fa, per non saper né leggere né scrivere, Mamma Rai ha perfezionato una delicata operazione finanziaria. Parliamo della cessione della più grande fetta di crediti Iva della sua storia, pari a un totale di 57,4 milioni di euro. A permettere a Campo Dall’Orto di incamerare queste preziose risorse è stata Factorit Spa, ovvero la società di factoring del gruppo Banca Popolare di Sondrio.

Il percorso – Per condurre in porto l’operazione, dopo una determina ad hoc dello stesso Campo Dall’Orto, l’azienda aveva predisposto una procedura di gara ad hoc, dividendola in due lotti: il primo prevedeva la cessione di crediti Iva 2014 del valore di 22,4 milioni, il secondo la cessione di crediti Iva 2015 per 35 milioni. La posta in gioco è molto chiara: il gruppo finanziario vincitore deve garantire la corresponsione del valore nominale dei crediti in cambio di una commissione di cessione pari allo 0,40% del credito. Il che, applicato alla somma del valore dei due lotti, significa una commissione da 229.634 euro. Le carte, però, prevedevano anche che la Rai avrebbe dovuto corrispondere al vincitore “il pagamento di interessi a conguaglio” costituiti da uno spread di 0,45% posto a base di gara a valere sul tasso Euribor a tre mesi. Il tutto per un periodo decorrente dall’atto di cessione fino all’incasso del credito, comunque non superiore ai 30 mesi.

L’offerta – E qui Factorit del gruppo Popolare di Sondrio deve aver avuto vita facile, visto che ha offerto uno spread pari a zero. Così la stessa società di factoring ha prevalso su altri quattro concorrenti, tra cui Ifi Italia (gruppo Bnp Paribas), Mediocredito Italiano (Intesa Sanpaolo) e Unicredit Factoring (Unicredit). Da registrare che dai documenti di aggiudicazione alla fine è risultata esclusa una quinta concorrente, Banca Popolare di Milano. A contare, forse, è stato il fatto che nel frattempo la banca milanese si è fusa con il Banco Popolare, diventando Banco Bpm. Lo stesso Banco Bpm che detiene il 39,5% delle azioni di Factorit, la società vincitrice (il restante 60,5% è in mano alla Popolare di Sondrio). Già nel 2014, con Luigi Gubitosi sulla tolda di comando, la Rai aveva ceduto crediti Iva 2013 per 41 milioni di euro al Mediocredito Italiano (uno degli sconfitti di adesso). Mentre nel 2015 erano stati ceduti crediti Iva 2013 per 13,4 milioni a Ifi Italia (un altro degli attuali sconfitti).

Tw: @SSansonetti