Il caso Nemtsov è tutt’altro che chiuso. La commissione diritti umani denuncia: “Dadayev torturato per confessare”. E spunta un alibi per uno degli indagati

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il caso Nemtsov è tutt’altro che chiuso. Zaur Dadayev, uno dei principali sospettati per l’omicidio dell’oppositore di Putin, avrebbe smentito di aver confessato il delitto. A scriverlo è il Moskovski Komsomolets riferendo di una visita nel carcere Lefortovo di Mosca, a lui e ai suoi cugini Anzor e Shagid Gubashev (anche loro indagati) della commissione pubblica di controllo dei diritti umani dei detenuti, di cui fa parte un giornalista del quotidiano. Anzor non ha parlato mentre Shagid avrebbe raccontato di essere stato picchiato e intimato di dichiararsi colpevole. Nel frattempo, spunta un alibi per un altro degli indagati. Il sito Lifenews, che vanta buone fonti nei servizi segreti, ha pubblicato in esclusiva alcuni video nei quali Tamerlan Eskerkhanov appare all’interno di un night club moscovita alle 23.26, cinque minuti prima dell’omicidio. Un lasso di tempo che, secondo il sito, rende impossibile raggiungere dal locale il ponte antistante il Cremlino dove è stato consumato il delitto.