Nella guerra con l’Iran non si capisce più nulla. Appena si intravede una schiarita, scoppia una tempesta. Trump dice una cosa e ne fa un’altra.
Pierangelo Basso
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Gentile lettore, di cosa si meraviglia? Non è solo la strategia del caos, spesso invocata per definire i comportamenti di Trump. È che Trump non dice una sola parola che equivalga a un reale dato di fatto. In ogni sua frase è contenuta una menzogna tout court o una verità distorta. Per esempio il 3 maggio diceva: “Abbiamo ricevuto la proposta iraniana, ma penso che sia inaccettabile. Penso che torneremo a colpire”. Dopo poche ore: “Ho respinto la proposta iraniana, è inaccettabile”. Nel frattempo l’Iran in un comunicato affermava: “Abbiamo risposto al piano americano mandando una proposta in 14 punti. Gli americani la stanno esaminando”. Ma Trump non l’aveva rigettata? Chi dei due mentiva? Trump, ovvio. Nell’infantile giochetto delle tre carte, la parola “respinta” significava solo che gli Usa non l’avevano accettata in toto, com’è naturale che sia in un negoziato. La conferma c’è poco dopo, quando il negoziatore Wikoff, parlando alla Cnn, afferma: “Con l’Iran stiamo parlando. Ci sentiamo”. L’intervistatore, stupito, chiede conferma e Wikoff: “Sì, è in corso il negoziato”. E infatti il giorno successivo Trump dice: “Con l’Iran sta andando molto bene. Stiamo conducendo colloqui molto positivi”. Capisce? In conclusione, atteniamoci ai fatti non alle parole e aspettiamo che si diradino le nebbie, sperando che il tanto deprecato Deep State, che però almeno segue un raziocinio, impedisca all’imperatore folle di dissestare ulteriormente il mondo.