Nel Partito democratico anche il referendum sulla giustizia sta diventando molto di piรน di una consultazione popolare. Sta funzionando come ennesima prova di forza interna, la solita resa dei conti che, al solito, da giorni si consuma alla luce del sole, tra post, interviste, prese di posizione pubbliche e retromarce solo apparenti. La linea della segretaria Elly Schlein รจ chiara: opposizione alla riforma voluta dal governo Meloni e campagna per il no. La linea di una parte consistente dei riformisti del Pd รจ altrettanto esplicita: sostegno al sรฌ, rivendicato come scelta โdi meritoโ e non di schieramento.
La credibilitร del Pd e il cortocircuito pubblico
Il cortocircuito si รจ reso evidente quando Tomaso Montanari ha scritto pubblicamente ciรฒ che molti elettori pensano da settimane: la credibilitร del Pd sul referendum viene erosa dal fatto che esponenti di primo piano del partito facciano campagna per il sรฌ fianco a fianco con Fratelli dโItalia. I nomi sono noti e ripetuti: Pina Picierno, Graziano Delrio, Stefano Ceccanti, insieme a una costellazione piรน ampia di dirigenti e parlamentari che da tempo smentiscono nei fatti la linea della segreteria.
La risposta di Picierno รจ arrivata subito. Un post lungo, dai toni ruvidi, in cui la vicepresidente del Parlamento europeo ha denunciato un โclima irrespirabileโ nel Pd, accusando una parte del partito di voler delegittimare e mettere allโindice chi dissente. Nel testo Picierno chiede a Schlein di intervenire, di โfare chiarezzaโ, di difendere una comunitร che โ sostiene โ viene colpita da una criminalizzazione del dissenso esercitata anche attraverso il โmanganello digitaleโ. Il solito vittimismo, anche questo giร visto e anche questo non dissimile ai modi della destra.
La tribuna dei giornali di destra
Ma il punto politico non sta solo nello scontro tra Montanari e Picierno. Sta in ciรฒ che Chiara Geloni ha messo a fuoco con maggiore precisione. Il problema รจ che una parte del gruppo dirigente dem utilizza i giornali della destra come tribuna stabile per regolare i conti interni, adottando gli stessi argomenti degli avversari contro il proprio partito. Una dinamica che si ripete: ogni volta che il Pd prova a prendere una posizione politica, una parte dei suoi dirigenti si colloca dallโaltra parte, offrendo agli avversari un assist che viene puntualmente trasformato in titoli, editoriali, prime pagine.
Non รจ un dettaglio marginale. In questi giorni Il Giornale e Libero hanno soffiato con metodo sulla polemica interna, raccontando il Pd come un partito in preda a โpurgheโ e regolamenti di conti ideologici. La destra non si limita a osservare: amplifica, orienta, legittima una narrazione che delegittima lโopposizione proprio mentre il referendum potrebbe rappresentare il primo vero terreno di scontro nazionale con il governo Meloni.
Il referendum come posta politica
Il referendum sulla giustizia non รจ solo una consultazione tecnica. ร un potenziale colpo politico alla maggioranza, uno dei pochi strumenti in grado di rimettere in discussione lโegemonia del governo sul terreno istituzionale. Mancare lโobiettivo per divisioni interne significherebbe consegnare alla destra non solo una vittoria referendaria, ma la prova dellโinaffidabilitร strutturale del principale partito dโopposizione.
Per questo il petulante dissenso dei riformisti smette di essere solo una questione di pluralismo interno: se il referendum fallisse, il conto non arriverebbe soltanto a Schlein. Arriverebbe anche a chi, dentro il Pd, sta giร usando il referendum come anticamera di un congresso strisciante, combattuto senza dichiararlo e senza assumersene formalmente la responsabilitร . Una partita giocata sulla pelle dei cittadini chiamati al voto, mentre il partito discute di sรฉ stesso.
La domanda che resta sospesa riguarda la responsabilitร politica di chi sceglie di esercitare il dissenso offrendo agli avversari il megafono e il vantaggio strategico. Cosรฌ in un passaggio in cui lโopposizione avrebbe bisogno di compattezza, il Pd si ritrova ancora una volta a discutere se stesso. E a farlo sotto gli applausi di chi sta dallโaltra parte.