Il premier libico Al Sarraj accetta il cessate il fuoco e apre ad una trattativa sotto l’egida dell’Onu. Conte: “Lavoriamo ad una soluzione politica per fermare il conflitto interno”

dalla Redazione
Politica

In vigore dalla mezzanotte il cessate il fuoco in Libia. Il capo del Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico (Gna), Fayez al Sarraj, ha accettato il cessate il fuoco proposto da Turchia e Russia al quale hanno aderito anche le forze del generale dell’Est, Khalifa Haftar. In un comunicato pubblicato nella notte dal Gna, il premier libico, oltre a confermare l’adesione al cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte e a promettere di difendersi in caso di sua violazione, invita le parti a una trattativa sotto egida Onu su come pervenire ad una tregua duratura e a lavorare con tutti i libici per una conferenza nazionale in vista della Conferenza di Berlino per giungere alla pace.

“Sul piano concreto – ha detto il premier Giuseppe Conte dopo aver incontrato al-Sarraj a Palazzo Chigi – lavoreremo per la riuscita della Conferenza di Berlino, stiamo lavorando intensamente con il governo e in coordinamento con il ministro Di Maio per l’immediato cessate il fuoco e all’arrivo di una soluzione politica. La visita di Fayez al-Sarraj ci ha consentito di potere scambiare in modo intenso delle riflessioni. A nome dell’Italia siamo estremamente preoccupati per l’escalation sul terreno libico, gli ultimi sviluppi stanno rendendo il Paese una polveriera dalle forti ripercussioni su tutta la regione mediterranea. Dobbiamo fermare il conflitto interno e anche fermare le interferenze esterne. L’Italia ha sempre lavorato per una soluzione politica, contrastando l’opzione militare, ritenendo che la soluzione politica sia l’unica prospettiva che possa garantire al popolo libico benessere e prosperità”.

“L’annuncio della tregua del conflitto in Libia da parte del presidente Sarraj e del generale Haftar – afferma, invece, il ministro degli Esteri Luigi Di Miao – è una buona notizia, perché crea spazio di ulteriore dialogo. La strada da fare è lunga, ma la direzione è quella giusta. Per l’Italia non esiste una risposta militare alla crisi libica e l’unico modo per arrivare alla pace è la soluzione diplomatica. E’ per questo che abbiamo lavorato incessantemente come Governo, per dare il nostro pieno sostegno alla conferenza di Berlino. Coinvolgere tutti gli attori di questa guerra, metterli tutti intorno a un tavolo, è quanto mai importante per giungere a una stabilità del Paese e della regione. Se l’Europa resterà unita come lo è stata in questi giorni, allora potremo fermare ogni ingerenza esterna e soprattutto l’ingresso di armi in Libia. Se è vero che esiste un embargo sulle armi, dobbiamo fare in modo che sia rispettato: via terra, via aerea e via mare. Dobbiamo continuare a coinvolgere i Paesi vicini della Libia, con cui l’Italia mantiene relazioni solide”.

“Dobbiamo continuare a sostenere il dialogo con Mosca e Ankara – dice ancora Di Maio -, affinché l’obiettivo comune della pace sia condiviso e, finalmente, raggiungibile. In un quadro europeo, dobbiamo tenere a modello le missioni di pace, vere, autentiche, come Unifil in Libano. La Libia non sono solo migranti. Nel Paese operano numerose cellule terroristiche. La Libia per noi è una questione di sicurezza nazionale e di stabilità dell’intero Mediterraneo. La Libia è la dimostrazione che la guerra genera altra guerra. E’ per questo che L’Italia non sosterrà mai un altro intervento militare. Dobbiamo imparare dagli errori del passato. Alla conferenza di Berlino, l’Italia porterà questa linea, per costruire una Libia sovrana, unita e in pace. C’è ancora tanto lavoro da fare. Ma quello di oggi è sicuramente un passo positivo dopo mesi di stallo. Nel raggiungimento di questo primo risultato, anche l’Italia ha fatto la sua parte”.

“In passato abbiamo avuto alcune missioni di pace sbagliate nei tempi e nella forma – aggiunge ancora Di Maio in un’intervista a La Stampa -, altre virtuose. Sono i libici gli unici titolati a decidere il proprio futuro e ogni processo dovrà essere inclusivo e intralibico, ma laddove le parti fossero d’accordo, visto che abbiamo raggiunto un cessate il fuoco (sperando che dopo l’annuncio di Haftar sia rispettato da tutti), come Ue credo sia opportuno pensare a un’iniziativa che possa garantire un’intesa”. Rispondendo alla domanda se pensa a dei caschi blu europei il ministro degli Esteri risponde: “Perché no? Sarebbe l’unico modo per fermare le interferenze esterne, il massacro di civili innocenti e per dare all’Ue una sola voce. E’ una proposta che deve partire da loro. E solo in un quadro di legalità internazionale sancito dall’Onu. Evitiamo i violenti errori del 2011. No a forzature e ingerenze, ma l’alternativa non può essere restare a guardare mentre altri armano le parti coinvolte”.

“Ora c’è la Conferenza di Berlino – prosegue Di Maio ., che sosteniamo fortemente. Dopo la tregua sarà importante il processo di pacificazione, ecco perché puntiamo anche molto sul tavolo Italia-Russia-Turchia, che non sarà in competizione ma propedeutico. E’ cruciale per noi far parte di un trilaterale in cui non siamo mai stati”.  Quanto alla proposta di un inviato europeo in Libia, il ministro è chiaro: “E’ un’idea un po’ fumosa. All’amico Borrell ho detto: un inviato lo hai già. Siamo noi ministri degli Esteri Ue. L’inviato del governo italiano, invece, arriverà dopo Berlino con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica”.