Rai, scoppia il caso Monteleone: dalla richiesta di condanna per un servizio su Rossi (Mps) a Mediaset, al post sulla “Gaza balneare”. Usigrai, Cdr e M5S contro l’ex Iena

Rai, bufera su Monteleone: spieno di polemiche anziché di ascolti. Usigrai, Cdr e M5S contro il volto di TeleMeloni

Rai, scoppia il caso Monteleone: dalla richiesta di condanna per un servizio su Rossi (Mps) a Mediaset, al post sulla “Gaza balneare”. Usigrai, Cdr e M5S contro l’ex Iena

Da una parte una richiesta di condanna per diffamazione aggravata per un servizio sulla morte di David Rossi. Dall’altra una bufera politica e sindacale esplosa per un post su Gaza, da più parti giudicato offensivo e incompatibile con il ruolo di giornalista del servizio pubblico, perché sminuisce le sofferenze della popolazione palestinese e ironizza persino sull’utilizzo del termine “genocidio”.

Ieri è stata una giornata nera per Antonino Monteleone, uno dei nuovi volti scelti dalla Rai meloniana per rilanciare l’approfondimento e finito, ancora una volta, al centro delle polemiche (ma non degli ascolti).

La prima vicenda arriva da Genova. La Procura ha chiesto otto mesi di reclusione per lui e per l’autore Marco Occhipinti nel processo relativo a un servizio delle Iene (programma Mediaset) del 2017 dedicato alla morte di Rossi, l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Per l’accusa, nel servizio vennero diffuse dichiarazioni attribuite all’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini riguardanti presunti festini a luci rosse ai quali avrebbero partecipato anche magistrati. Circostanze poi contestate e finite al centro del procedimento per diffamazione.

Piccini, la cui posizione è ormai prescritta, ha sostenuto che quell’intervista fosse stata “carpita” e che quelle affermazioni non dovessero essere mandate in onda. A querelare sono stati alcuni magistrati chiamati in causa nel servizio, mentre le parti civili hanno avanzato una richiesta di risarcimento complessiva di 360 mila euro.

Il post su Gaza che ha fatto infuriare tutti

Solo poche ore prima Monteleone era finito sotto un diluvio di critiche per il post pubblicato sui social dedicato alla spiaggia di Gaza, accompagnato dal titolo “Il genocidio va in spiaggia“. Un contenuto interpretato da opposizioni e rappresentanze sindacali della Rai (Usigrai) come una banalizzazione della tragedia palestinese.

Durissimo il Movimento 5 Stelle con il quale Monteleone aveva polemizzato anche la settimana scorsa, via social. Il capogruppo in Vigilanza Rai Dario Carotenuto parla di un “insulto alla professione giornalistica, all’intelligenza e soprattutto all’umanità”. Per il pentastellato descrivere la Striscia, dove “sono state trucidate oltre 70 mila persone, in gran parte donne e bambini”, come una località turistica significa offrire una rappresentazione “distorta, falsa, caricaturale e inaccettabile”.

Di qui la richiesta ai vertici Rai di escludere Monteleone dai prossimi palinsesti, a partire dall’eventuale sostituzione di Salvo Sottile su Rai3 (avvicendamento che verrà ufficializzato al Cda Rai di oggi): “Se vuole fare propaganda sionista, lo faccia rinunciando ai soldi pubblici che la Rai gli garantisce”.

Usigrai all’attacco: “Il codice etico è stato abolito a nostra insaputa?”

Ancora più duro l’Usigrai. Il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico si chiede se il Codice etico Rai “sia stato abolito a nostra insaputa” e accusa l’azienda di usare due pesi e due misure: severissima con i dipendenti, molto più indulgente con i collaboratori esterni.

Nel mirino finisce anche il compenso del giornalista: “I telespettatori lo ricorderanno per questo e per gli oltre 300 mila euro di compenso annui a fronte di ascolti irrilevanti“. Sulla stessa linea il Cdr dell’Approfondimento Rai, che chiede all’Ad, Giampaolo Rossi di chiarire se l’utilizzo dei social sia consentito a tutti oppure “solo a quelli che fanno certa propaganda”.

Intanto gli ascolti latitano

Grane che si aggiungono ai risultati tutt’altro che esaltanti della scommessa Monteleone. L’ex Iena, ingaggiato dalla Rai con un contratto pesante, avrebbe dovuto rappresentare uno dei simboli del nuovo corso della Tv pubblica meloniana. Invece… prima gli esperimenti in prima serata, poi il progressivo ridimensionamento fino all’approdo su RaiPlay. Un percorso costellato da ascolti deludenti e polemiche continue che, oggi, si arricchisce di un nuovo capitolo, tra aule di tribunale e polemiche.