Il Tg5 soffre il mal di Bonolis

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di Marco Castoro

Da quando il programma di Paolo Bonolis non va più in onda il Tg5 diretto da Clemente Mimun perde sempre la sfida con il Tg1 delle 20 e sovente anche quella con il Tg2 delle 13. Il preserale e il day time del mattino sono fasce molto importanti per gli ascolti perché fanno da traino alla grande sfida dell’informazione. Con Bonolis il Tg5 riceveva la linea con un punto-due di vantaggio rispetto al Tg1 e lo consolidava chiudendo spesso in testa la sfida.
Ora invece il programma The money drop, condotto da Gerry Scotti, esce con le ossa rotte dalla sfida con il colosso Carlo Conti e la sua Eredità: addirittura lascia la linea con 7 punti sotto (3.636.000 telespettatori e 17,64% di share contro 5.518.000 e 24,16% di Raiuno). Poi il tiggì di Mimun prova la rincorsa e lo svantaggio si riduce a 3-4 punti di media.
Anche per le edizioni delle 13 cominciano a esserci problemi a causa del traino di Forum che quest’anno sta dimostrando tutta la pesantezza dei suoi anni di vita.
Il Tg5 intanto ha deciso di accorpare alcuni servizi per avere una migliore operatività. Politico ed economico insieme con responsabili Giuseppe De Filippi, Giuliano Torlontano e Cinzia Paladini. Accorpati anche cronaca ed esteri con al vertice Maurizio Amoroso, Fabio Tamburini e Barbara Pedri.

Otto e mezzo sfiora l’otto e mezzo
Continua il buon momento di Lilli Gruber e della sua trasmissione Otto e mezzo dell’access prime time. La puntata di mercoledì ha registrato 2.320.000 telespettatori e quasi l’otto e mezzo di share (l’8,15% per essere precisi).

Mentana torna speciale
Lo Speciale Tg La7 del mattino di mercoledì, realizzato sull’incontro Bersani-M5Stelle, è stato visto in media da 624.000 spettatori, pari a 12,41% di share. Un ottimo risultato. Non è invece andato bene lo speciale del pomeriggio sull’audizione di Mario Monti per il caso dei marò (430.000 gli ascoltatori in media per uno share del 3,56%).

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Per la sinistra dei Tafazzi non c’è cura

Inutile nascondersi dietro alibi o rimpianti: il vaccino per il Covid l’hanno trovato ma per l’autolesionismo della Sinistra non c’è cura. A destra, dove Salvini e Meloni non si parlano e Forza Italia ormai ha poco da dire, come al solito si presenteranno con candidati

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