In fuga dall’inferno libico

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Dalla Redazione

Non solo il Medioriente. Il sangue continua a scorrere anche in Nordafrica, dopo il triste epilogo della Primavera Araba. In Libia, ad esempio, la situazione continua a essere drammatica. Tanto che diversi paesi occidentali, tra cui l’Italia, hanno invitato i propri connazionali a lasciare lo stato nordafricano, teatro da settimane di scontri tra milizie rivali a Tripoli e Bengasi.

Nella capitale nelle ultime due settimane sono morte almeno 97 persone e altre 400 sono rimaste ferite. Bilancio degli scontri nella zona adiacente l’aeroporto di Tripoli. Solo nelle ultime 24 ore i combattimenti tra esercito e gruppi islamici hanno fatto almeno 38 vittime (quasi tutti soldati.

In un comunicato diffusa ieri il ministero degli esteri italiano ha evidenziato che “a fronte del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Libia e dei recenti scontri che stanno interessando in questo periodo in particolare la capitale, si ribadisce ai connazionali il pressante invito a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese”.

Nella nota si sottolinea che l’ambasciata italiana rimane aperta e regolarmente funzionante. Sempre ieri la Farnesina per bocca del ministro Federica Mogherini ha riferito del trasferimento di oltre 100 italiani avvenuto nei giorni scorsi, aggiungend0o che “l’uscita dalla Libia e’ avvenuta con convogli via terra verso la Tunisia e con il ricorso a velivoli dedicati disposti dall’unita di crisi”.

Sabato scorso gli Usa hanno evacuato il proprio personale via terra, sotto copertura aerea, dopo che il segretario di Stato John Kerry aveva denunciato un “rischio reale” per la loro sicurezza. Ieri e’ stato l’omologo tedesco a riferire di una “situazione estremamente imprevedibile e incerta”, invitando i connazionali a lasciare il paese. Stesso appello lanciato da Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Turchia, Spagna e Malta.

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