In Siria vince la tattica russa. Assad, sì a controlli sulle armi

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di Franco Rossi

Il via libera di Damasco alla proposta lanciata dal ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, di mettere l’arsenale chimico siriano sotto il controllo della comunità internazionale – apparentemente riproponendo un’iniziativa dal segretario di Stato Usa John Kerry- potrebbe rappresentare una svolta nel conflitto siriano. Se sarà effettivamente una soluzione, molto dipenderà dalla volontà di Mosca di costringere Assad a liberarsi delle suo arsenale proibito. Qualunque sarà l’esito futuro, la proposta russa giunge in un momento cruciale dei preparativi di un possibile bombardamento Usa contro la Siria e rivela che forse la minaccia di un attacco militare si sta rivelando più efficace di quanto si sia pensato finora. Secondo Adn Kronos ci sarebbero due modi di considerare la proposta di Putin: o si tratta di un piano serio con buone probabilità di successo; oppure è solo un esercizio di diplomazia. La prima possibilità è la più auspicabile, ma lascia intendere che il Cremlino è convinto che gli Stati Uniti intendono veramente attaccare il regime di Damasco. Ma anche se si trattasse solamente di un bluff, questo dimostra che la minaccia messa in campo da Obama ha stretto Mosca in un angolo e convinto i russi almeno a fingere di volere aprire un negoziato. Un fatto che non avveniva da molto tempo.

Buona fede?
Lo scenario migliore è quindi quello che prevede la buona fede di Mosca. In tal caso, la Russia è sicuramente il Paese più adatto per costringere Assad a consegnare le sue armi chimiche, sollevando i siriani e l’intera comunità internazionale da un incubo. Sarebbe un successo per gli Stati Uniti, che potrebbero così vantare l’efficacia delle loro pressioni e annullare i piani per un attacco militare. Del resto, Obama in queste settimane ha più volte ribadito che l’obiettivo dell’attacco contro il regime di Damasco è l’applicazione delle norme internazionali di messa al bando delle armi chimiche. Quale migliore successo di un loro definitivo ritiro dal campo di battaglia? La cattiva notizia è che, se la Russia e la Siria procederanno seriamente con l’implementazione di questo piano, ciò significa che entrambi sono convinte che le forze di Assad siano ancora in grado di vincere la guerra, pur senza disporre di armi chimiche. Probabilmente avrebbero ragione a pensarla così. Questo ridurrebbe anche al minimo la probabilità che in futuro gli Stati Uniti intervengano nel conflitto siriano. Che poi questo si riveli anche un bene per la Siria è materia di discussione. Come ha fatto notare Robert Satloff, direttore esecutivo del Washington Institute for Near Eats Policy, “l’uscita di scena delle armi chimiche metterebbe fine a qualsiasi possibilita’ di un’azione militare Usa e occidentale per bilanciare i rapporti di forza sul campo di battaglia”. E anche questo è forse un segnale che il piano di Lavrov è una cosa seria. Ma ci sono argomenti forti anche per sospettare che il piano russo sia un bluff.

Offerta attraente
Un’abile mossa per ritardare l’attacco Usa e costringere le parti a un lento negoziato che non porterebbe da nessuna parte. Potrebbero volerci dei mesi per fare accettare il piano ad Assad, decidere le modalità di consegna dell’arsenale chimico, stabilire in quali luoghi depositarlo, e così via. Nel frattempo, gli Usa sarebbero costretti a sospendere ogni azione militare, annullando definitivamente l’efficacia della minaccia. Membri del Congresso di entrambi gli schieramenti si sono mostrati entusiasti di fronte alla proposta russa, che offre loro una via d’uscita da una decisione difficile. Le pressioni interne, inoltre, rendono l’offerta russa molto attraente per Obama, ma allo stesso tempo gli complicano le cose nel caso dovesse decidere di rifiutarla, considerandola un bluff. In definitiva, la buona notizia è che l’iniziativa di Obama contro Damasco, anche se aspramente criticata, sembra almeno aver costretto la Russia ad agire.

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