Indecente l’idea di un Draghi bis. È la fine del Governo dei tecnici

Colletti: “Personalmente sono felice che Draghi abbia rassegnato le dimissioni. È la fine del governo dei burocrati”.

In mezzo al caos totale dovuto alla convulsa giornata di ieri che ha visto prima l’astensione del Movimento cinque stelle al Senato sulla fiducia al Dl Aiuti, dunque Mario Draghi annunciare le dimissioni e salire al Colle, e infine Sergio Mattarella respingere le dimissioni rinviando ogni possibile scenario a mercoledì prossimo quando il premier si presenterà alle Camere, ad avere le idee piuttosto chiare è il deputato di Alternativa, Andrea Colletti: “Personalmente sono felice che Draghi abbia rassegnato le dimissioni. È la fine del governo dei burocrati”, spiega intervistato da La Notizia.

NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

Dunque no a un secondo governo Draghi?
Assolutamente no. Sarebbe indecente se accadesse. Ma sarebbe indecente anche se, dopo tutto il caos degli ultimi mesi, si formasse un qualsiasi nuovo governo tecnico, magari sostenuto dalla stessa maggioranza.

Crede che possa accadere?
La verità è che questo governo, anche al di là dei Cinque stelle, ha ancora una maggioranza. Dunque non vorrei che tutto quello a cui stiamo assistendo sia una pantomima e quindi che mercoledì nasca un nuovo governo, un Draghi-bis.

Come giudica la decisione del Movimento cinque stelle di staccare, di fatto, la spina a questo esecutivo?
Credo sia stata una manovra dal sapore elettorale, alla Ecce bombo: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Ecco, Conte è come se si fose chiesto: mi si nota di più se restiamo in silenzio o se alziamo i toni? Credo sia il tentativo disperato di rifarsi una verginità politica.

Quindi lei crede che non si vada ad elezioni anticipate?
Me lo auguro. Il punto è che in dieci anni di Parlamento ne ho viste talmente tante… ho visto tutto e il contrario di tutto, che ormai non mi sorprendo più di nulla.

Ritiene che il Movimento andrà avanti sulla sua strada a questo punto di opposizione a Mario Draghi, oppure tornerà sui suoi passi?
Guardi, io personalmente credo che i ministri e i sottosegretari Cinque stelle non avrebbero voluto tale esito, avrebbero preferito mantere la posizione di potere acquisito, specie in un periodo in cui con la gestione dei fondi del Pnrr si può, o si spera, di incidere. E questo è un dettaglio importante perché potrebbe portare a nuovi ripensamenti.

Lei è stato sin da subito critico con questo governo. Perché? Dove crede abbia fallito?
Beh, il governo Draghi è stato un governo di gestione del potere da parte dei burocrati. È stata la sconfitta totale della politica.

In che senso?
Quegli stessi burocrati che una volta gestivano le varie questioni su mandato e su disposizione dei politici, hanno finito col sostituire gli stessi politici e prendere dunque potere. E non è una cosa da poco considerando anche il periodo storico che viviamo con tutta la gestione dei fondi del Pnrr che, vorrei ricordare, sono risorse a debito e dunque gli italiani saranno obbligati a restituire quanto oggi viene concesso dall’Europa. In pratica, abbiamo demandato la gestione di fondi che avrà certamente effetti sulle prossime generazioni a tecnici e non a politici. E poi c’è il tema della giustizia che è stato un totale fallimento.

Si spieghi meglio.
Questo governo ha finito col dare più potere alle correnti all’interno del Csm. Ciò determinerà un maggiore controllo dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura e soprattutto delle correnti interne su quei magistrati che portano avanti con nobiltà e autonomia il proprio lavoro all’interno delle varie Procure.

Mettiamo caso, però, che la linea del Movimento verrà mantenuta fino alla fine: crede ci siano i margini per tornare a dialogare con i suoi vecchi compagni o no?
Non credo. Io credo invece che Alternativa debba mettere assieme tutte quelle forze politiche che in questo periodo hanno fatto opposizione al governo Draghi.

Dunque anche Fratelli d’Italia?
Quella della Meloni è stata un’opposizione di facciata a questo esecutivo. E lo dimostra il fatto che la Meloni ha proposto lo stesso Draghi al Quirinale per il dopo Mattarella. E d’altronde basti pensare anche alle posizioni tenute da Fratelli d’Italia in politica estera: sono posizioni profondamente vicine a quelle di Mario Draghi e del suo governo.

E dunque con chi sareste pronti a dialogare?
Io credo che soggetti come Italexit di Paragone e lo stesso movimento di de Magistris siano soggetti con cui dialogare. Ma è fondamentale in ogni caso superare quei settarismi che contraddistinguono spesso alcune di queste forze. Il punto, così com’era un tempo col Movimento, è comprendere che non è più tempo di divisioni ideologiche, ma lo scontro politico si è spostato ormai su un altro piano: tra chi vuole fare politica e chi invece, come nel caso del governo Draghi, vuole cedere il passo al potere dei burocrati.

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