L’industria italiana non riparte e la luce in fondo al tunnel non si vede. Ad agosto la produzione industriale è diminuita dell’1,3% rispetto al mese precedente. La variazione è invece nulla su base annua, come certifica l’Istat. Si torna, quindi, sui livelli di un anno fa, quando venivamo da una lunga striscia negativa, praticamente una costante con il governo Meloni. Andando a guardare la media del periodo giugno-agosto, si registra una diminuzione dell’1,1% rispetto al trimestre precedente.
Industria in affanno, la produzione in calo
A crescere in maniera decisa nell’ultimo mese è stato solo il settore dell’energia, con un +2,8%. All’opposto, si registrano cali per i beni strumentali (-0,9%), i beni di consumo (-1,2%) e i beni intermedi (-1,8%), Su base annua, la crescita dell’energia è ancora più marcata, facendo segnare un +11,5%. Moderato l’aumento per i beni strumentali (+0,7%) mentre si registra un calo per i beni intermedi (-4%) e i beni di consumo (-4,4%).
Per quanto riguarda i settori di attività economica, i maggiori incrementi annui si registrano per la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+14,5%). Bene anche le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+2%), così come la fabbricazione dei mezzi di trasporto (+1%). Il dato peggiore arriva per le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-14%), seguito dal settore della fabbricazione di prodotti chimici (-11,4%). Flessione vicina alla doppia cifra anche per fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (-9,9%).
Con i dati di agosto, la crescita della produzione industriale dei primi mesi dell’anno si è quasi annullata: sugli otto mesi resta solo di tre decimali. Dati definiti “pessimi” dal presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, che sottolinea come la variazione nulla su base annua dipenda solamente dall’energia e dalla forniture di energia elettrica e gas. “Un dato che, più che essere un indicatore positivo, attesta l’emergenza energetica in corso”, evidenzia Dona. All’opposto significativa è la flessione dei beni di consumo, “un indicatore delle difficoltà delle famiglie: se non acquistano, non si vende e se non si vende non si produce”.
L’altro fronte: impennata dei mutui
Sempre sul fronte delle famiglie ieri è arrivata anche un’altra pessima notizia: la Banca d’Italia ha certificato che ad agosto il tasso sui nuovi mutui per l’acquisto di una casa è salito sui livelli massimi dall’agosto del 2024. Il Taeg sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ha raggiunto il 3,99%, in netta crescita rispetto al 3,81% del mese precedente. Un passo indietro di due anni.