“Israele vuole espandersi” Oxfam accusa Tel Aviv. E il discusso ministro Ben Gvir non fa nulla per nasconderlo: “Occupiamo fil Libano fino al fiume Zahrani”

“Israele vuole espandersi” Oxfam accusa Tel Aviv. E Ben Gvir non fa nulla per nasconderlo: "Occupiamo il Libano fino al fiume Zahrani"

“Israele vuole espandersi” Oxfam accusa Tel Aviv. E il discusso ministro Ben Gvir non fa nulla per nasconderlo: “Occupiamo fil Libano fino al fiume Zahrani”

Ridefinire i confini territoriali dello Stato ebraico, a discapito della Striscia di Gaza e del Libano: sarebbe questo, secondo il rapporto The Gaza Playbook pubblicato ieri da Oxfam, l’obiettivo delle operazioni militari condotte dall’esercito israeliano (Idf). Blitz quotidiani, mai interrotti neppure di fronte al surreale accordo di cessate il fuoco su entrambi i fronti, che, secondo il rapporto, dimostrerebbero come “la strategia israeliana in Libano sia la stessa adottata a Gaza e degenerata in un genocidio”.

A spiegare quale sia questa strategia è Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, che sottolinea come “sia ormai dall’ottobre 2023 che i vertici militari israeliani hanno espresso chiaramente l’intenzione di replicare in Libano quanto fatto a Gaza: annettere territori nella più totale impunità e con la complicità di molti Stati”.

A confermare questa ipotesi, sempre secondo il rapporto, sono anche i dati provenienti dal Libano, dove dall’entrata in vigore della tregua, iniziata il 17 aprile, “600 persone sono state uccise, 10.000 case distrutte o danneggiate e, solo nei primi quattro giorni, il cessate il fuoco è stato violato 220 volte”. Una situazione simile a quella di Gaza, dove “dallo scorso 10 ottobre si contano almeno 850 vittime civili, che si aggiungono alle oltre 72 mila dal 2023, tra cui più di 20 mila bambini”.

Il j’accuse di Oxfam contro Israele

Pezzati evidenzia inoltre che “in Libano, come a Gaza, civili innocenti continuano a essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione dei danni causati dal conflitto, a partire dal 2023, ha già superato i 14 miliardi di dollari, senza contare l’impatto dell’ultima escalation”.

Secondo quanto si legge nella nota di Oxfam, l’amministrazione guidata da Benjamin Netanyahu, “facendosi scudo del diritto all’autodifesa e di una complicità internazionale accondiscendente, continua a commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza”. Per questo Oxfam rivolge “un appello urgente affinché si arrivi a una tregua permanente, che non sia solo di facciata. Israele deve essere chiamato al più presto a rispondere delle violazioni del diritto internazionale commesse, impedendo l’accaparramento di territori e il disprezzo dei diritti fondamentali dei civili inermi”.

Dichiarazioni shock di Ben-Gvir: “Occupiamo il Libano fino al fiume Zahrani”

Qualcuno potrebbe liquidare queste accuse come infondate, ma a rafforzarle contribuiscono anche le dichiarazioni del controverso ministro della Sicurezza nazionale israeliano e leader dell’ultradestra, Itamar Ben-Gvir, che poche ore dopo la pubblicazione del rapporto è tornato a invocare il pugno di ferro. Secondo Ben-Gvir, “è l’ora che il primo ministro Benjamin Netanyahu bussi alla porta di Donald Trump e lo informi che stiamo tornando alla guerra in Libano. Dobbiamo interrompere l’erogazione di energia elettrica in Libano e tornare a una guerra senza quartiere” per “distruggere Hezbollah, che sta martellando il nord di Israele”.

Il possibile obiettivo di questa linea è stato chiarito dallo stesso Ben-Gvir che, secondo quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz, ha proposto “l’occupazione di un’ampia fascia di territorio fino al fiume Zahrani, ben oltre le attuali linee di avanzamento dell’esercito israeliano”.

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Lo scambio di colpi tra Israele e Hezbollah

Che Hezbollah resti una minaccia concreta è innegabile. Allo stesso modo, è evidente che un eventuale sostegno dell’amministrazione Netanyahu agli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran potrebbe favorire una stabilizzazione dell’intero Medio Oriente. Tuttavia, Tel Aviv, più dello stesso Hezbollah, che si è detto più volte disponibile a fermare le ostilità nel quadro di un accordo tra Washington e Teheran, sembra preferire lo scenario bellico. A dimostrarlo sono gli eventi delle ultime 24 ore, in cui Idf e Hezbollah sono tornati a scambiarsi duri attacchi.

Da un lato, i missili del movimento filo-iraniano hanno fatto scattare l’allarme nel nord di Israele; dall’altro, l’esercito israeliano ha lanciato raid sia nella Striscia di Gaza, dove sono morti almeno cinque civili palestinesi, sia nel sud del Libano, dove si registrano tre vittime. Uno scambio di colpi che difficilmente favorirà un processo di pace e che rischia di alimentare ulteriormente una spirale di odio i cui effetti potrebbero protrarsi per decenni.

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