La farsa delle finte vendite con in mezzo la solita Cassa Depositi e Prestiti. E un festival di conflitti d’interessi

Piรน che Cassa Depositi e Prestiti, Cassa Depositi e ricorsi storici, verrebbe da dire. Tra consulenze milionarie e giganteschi conflitti d'interessi.

Cassa Depositi e ricorsi storici, verrebbe da dire. Il fatto รจ che nelle ultime 48 ore รจ andato in scena il solito balletto della finta privatizzazione con corollario di molteplici conflitti di interesse, a monte e a valle. Nellโ€™operazione che porterร  il ministero dellโ€™economia a conferire il 35% di Poste alla Cassa Depositi e Prestiti, nellโ€™ambito di un aumento di capitale da 2,9 miliardi al termine del quale il Tesoro si rafforzerร  nella compagine della medesima Cassa, i punti oscuri non mancano. Il primo elemento lampante รจ che in assenza di idee industriali brillanti, e certo non da adesso, il Governo guidato da Matteo Renzi non trova niente di meglio da fare che utilizzare la Cdp, approfittando del fatto che la societร  รจ fuori dal bilancio dello Stato. Ora, รจ vero che lโ€™aumento di capitale della Cassa, da liberarsi mediante conferimento da parte del Mef del 35% di Poste, รจ unโ€™operazione che ha lโ€™obiettivo primario di rafforzare il patrimonio โ€œsofferenteโ€ della stessa Cdp. Ma รจ altrettanto vero che ci si libera solo formalmente di una partecipazione cedendola a una societร , appunto la Cassa, nella quale lo stesso Tesoro รจ destinato ad aumentare la presa (dallโ€™80 allโ€™85%).

IL PERIMETRO –ย Per caritร , il secondo step sarร  la cessione sul mercato del 29,7% residuo di Poste in mano al Tesoro. Ma il meccanismo un poโ€™ furbesco di mettere in mezzo la Cassa non cambia. E qui cโ€™รจ un primo e sin troppo evidente rischio di conflitto di interesse. Si dร  infatti il caso che Poste percepisca 1,6 miliardi di euro da Cdp come commissione di gestione della raccolta postale. Non risulta quindi da manuale del contrasto ai conflitti dโ€™interesse una situazione in cui Poste risulterร  controllata in maggioranza da una sua controparte contrattuale come Cassa. Ma non finisce qui. Per giorni, prima della comunicazione dellโ€™operazione da parte di Tesoro e Cdp, gli analisti della societร  Equita, controllata da Alessandro Profumo, hanno sponsorizzato a piรน non posso tra gli investitori la bontร  dellโ€™operazione. Riferendosi proprio alla convenzione sulla raccolta del risparmio postale, la societร  ha per esempio detto che “il passaggio del controllo di Poste a Cdp dovrebbe ridurre il rischio di revisione del contratto, che scade nel 2019โ€. E ancora, scriveva Equita, โ€œun piรน stretto legame di governance fra Poste e Cdp potrebbe portare a sinergie in materia di investimentiโ€. Tutto molto bello.

IL DETTAGLIO – Peccato che poi lโ€™altro ieri, nel comunicato del Mef relativo allโ€™operazione, venisse riportato nero su bianco che il Tesoro ai fini del conferimento รจ stato assistito proprio da Equita Sim in qualitร  di advisor finanziario. Ma non รจ anche questo un bel conflitto di interessi? Non che la situazione vista da Cdp sia meno imbarazzante. Sempre il 25 maggio, giorno della comunicazione dellโ€™operazione, anche la Cassa Depositi guidata dal presidente Claudio Costamagna e dallโ€™Ad Fabio Gallia fa il suo bel comunicato. Nel quale viene messo nero su bianco che in qualitร  di advisor finanziario la societร  รจ stata assistita da Goldman Sachs, ovvero la banca dโ€™affari americana in cui in passato ha militato per ben 18 anni lo stesso Costamagna. Ma forse รจ meglio fermarsi qui, per caritร  di patria. Del resto era solo il 2012 quando il Governo Monti, in una delle tante ondate di finte privatizzazioni, spinse Cdp ad acquistare da Tesoro e Sviluppo Economico tre spa controllate come Sace, Fintecna e Simest. Un incasso di una decina di miliardi, sfruttando il solito giochetto della Cassa fuori dal perimetro pubblico. Di vere privatizzazioni, nel frattempo, neanche lโ€™ombra.

Tw: @Ssansonetti