La mafia non fa più notizia. La società è assuefatta ai clan e alle cosche

La mafia non fa più notizia. La società è assuefatta ai clan e alle cosche

La mafia non fa più notizia. La società è assuefatta ai clan e alle cosche

Le nuove modalità organizzative e operative delle mafie sembrano essere percepite sempre meno dai cittadini italiani come un problema grave. Grazie a strumenti di tipo corruttivo, più che a forme di violenza esplicita, le organizzazioni criminali contemporanee continuano a esercitare il proprio potere, adattandosi e infiltrandosi nei settori legali dell’economia e della finanza. Molti italiani ritengono che la mafia sia “meno violenta rispetto al passato”, pur mantenendo una valutazione preoccupata della sua persistenza. Se in passato l’azione mafiosa si esprimeva attraverso manifestazioni clamorose e spettacolari, oggi la sua forza si realizza con strategie più sottili, silenziose e difficili da riconoscere.

Questa trasformazione della percezione corrisponde a una realtà in cui la mafia non opera più soltanto tramite atti violenti, ma attraverso forme pervasive di penetrazione nei circuiti economici. Il traffico di droga e gli appalti pubblici restano tra i canali più remunerativi. Tuttavia, cresce l’infiltrazione in comparti come l’edilizia e la gestione dei rifiuti, mentre gli investimenti finanziari e immobiliari si consolidano come aree critiche, in cui il controllo mafioso tende ad aumentare. Tali dinamiche si realizzano anche attraverso l’impiego di tecnologie sempre più moderne, in un contesto di elevata invisibilità, favorito dalla crescente connessione tra ambienti criminali e professionisti.

La mafia non fa più notizia. La società è assuefatta ai clan e alle cosche

Le nuove mafie, infatti, sono riuscite a inserirsi con maggiore efficacia nell’economia formale, creando una vasta “zona grigia” in cui i confini tra legale e illegale diventano progressivamente più sfumati. L’intreccio tra mondo mafioso e competenze professionali consente alle organizzazioni criminali di diversificare le proprie attività e di consolidare il potere con modalità più efficienti, meno visibili e tendenzialmente meno violente. In questo quadro, la mafia viene sempre più spesso percepita non come una minaccia pericolosa e manifesta, bensì come una realtà “ordinaria”, con cui convivere.

Tale normalizzazione del crimine organizzato costituisce, a mio giudizio, uno dei rischi principali: indebolisce infatti, alla radice, la capacità di reazione della società civile e delle istituzioni. Un ulteriore elemento di forte preoccupazione è l’espansione delle mafie in nuove aree, anche in Stati con normative antimafia deboli o del tutto assenti. Si tratta di contesti spesso difficili da identificare e da contrastare. Le nuove mafie, di cui parlo ormai da decenni, hanno accresciuto la propria invisibilità, ma allo stesso tempo sono diventate sensibilmente più pericolose rispetto al passato.

Gestiscono nuovi mercati trasformandosi in parti attive dell’economia e della finanza, spesso nell’indifferenza di una parte rilevante della società civile. In definitiva, queste organizzazioni risultano più forti sia sul piano militare sia su quello economico. Per questo motivo, è indispensabile che tutte le componenti della società civile uniscano i propri sforzi per contrastare le continue metamorfosi mafiose che non solo corrodono le fondamenta della legalità, ma mettono in pericolo l’intera struttura politica, economica e sociale di una Nazione.

Vincenzo Musacchio, professore di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies presso la Rutgers University of Newark (USA).