Legge elettorale, dubbi (e calcoli) a destra sulla riforma: contro Vannacci, meglio tenersi il Rosatellum

Tenersi il Rosatellum e lasciar correre Vannacci da solo: ecco il calcolo con cui il centrodestra tradirebbe due volte le promesse

Legge elettorale, dubbi (e calcoli) a destra sulla riforma: contro Vannacci, meglio tenersi il Rosatellum

C’è una mossa che alla maggioranza conviene più di qualsiasi riforma: non muovere niente. Tenersi il Rosatellum, la legge del 2017 che il centrodestra ha promesso per anni di cancellare, e lasciare che siano le urne a fare il lavoro. In commissione Affari costituzionali della Camera, a metà giugno, il leghista Stefano Candiani l’ha quasi ammesso: «Più facile restare con l’attuale legge elettorale». Se l’iter della riforma avanzi spedito (leggi pezzo a pagina 3), anche i dubbi iniziano a farsi strada.

Il calcolo ruota tutto attorno a un numero. Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, l’ex vicesegretario della Lega che il 13 e 14 giugno ha tenuto a Roma la sua assemblea costitutiva, è dato al 5,3% dalla Swg per il Tg La7, appaiato proprio al Carroccio. Davanti restano Fratelli d’Italia al 27,9% e il Pd al 22,1%, con le due coalizioni separate da pochi decimali. E con quel peso la simulazione dello stesso istituto dice tutto: se Vannacci entra nella coalizione, il centrodestra arriva al 47,1% e supera il campo largo fermo al 45,1%; se corre da solo, scende al 42,6% e perde.

E allora la convenienza si ribalta. Vannacci costruisce Futuro Nazionale come opposizione da destra al governo, e intanto accusa il nuovo testo di non prevedere le preferenze «che tanti avevano promesso». Con la legge in vigore può fare la campagna che gli riesce meglio: da solo, senza patti di maggioranza, raccogliendo i delusi e gli arrabbiati di una destra che governa e quindi non può più urlare. Poi, a urne chiuse, diventa l’ago della bilancia. E lì arriva il momento del “senso di responsabilità”: per non lasciare il Paese alla sinistra, l’alleato che fino al giorno prima ti dava del traditore torna utile. Carlo Calenda (Azione) ne è convinto da settimane, Meloni finirà per allearsi con lui. Matteo Renzi (Italia Viva) la mette giù più brutale: senza Vannacci, la destra perde.

Il premierato promesso e tradito

Qui scatta il primo tradimento. Torniamo indietro, al 18 giugno 2024: il Senato approva il premierato, l’elezione diretta del presidente del Consiglio, quella che Giorgia Meloni ha chiamato «la madre di tutte le riforme». Da allora il testo è fermo nella stessa commissione della Camera, dove oggi si discute di legge elettorale, e dopo la batosta referendaria è considerato congelato.

Il premierato prometteva di togliere al Parlamento i giochi del dopo-voto, di mettere sulla scheda un premier e una maggioranza già scelti dagli elettori. Tenersi il Rosatellum è esattamente l’opposto: il governo lo decidono, dopo, i numeri e i giochi di palazzo. La destra che giurava di “restituire la scelta ai cittadini” finirebbe per consegnarla, intera, alle trattative post-elettorali.

La quarta riforma mancata?

Il secondo tradimento è una conta. Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 ha bocciato la separazione delle carriere con il 53,74% di no, e la riforma della giustizia è caduta. L’autonomia differenziata, la legge 86/2024 cara alla Lega, l’ha smontata la Corte costituzionale. Il premierato è nel congelatore. Restava la legge elettorale, l’unica arma ancora in mano all’esecutivo.

Abortire anche quella vuol dire chiudere la legislatura con quattro riforme annunciate e nessuna portata a casa. «Zero riforme», l’aveva sintetizzato mesi fa Giuseppe Conte (M5S), e la matematica finora gli sta dando ragione.

Intanto il testo dovrebbe arrivare in Aula entro il 26 giugno, in commissione la maggioranza ha presentato appena quattro emendamenti, e Futuro Nazionale continua a togliere deputati alla Lega e a Forza Italia. Francesco Lollobrigida giura che l’ingresso di Vannacci «non è all’ordine del giorno». Chiarissimo. Sempre che il partito che prometteva di ridare ai cittadini la scelta del premier alla fine, per sopravvivere, non finisca per tenersi la legge che fa scegliere tutto alle segreterie, e il governo a chi conta i seggi la mattina dopo.