Legge elettorale, Meloni tradita dai suoi alleati: non passa l’emendamento sulle preferenze

L'emendamento alla legge elettorale sulle preferenze viene bocciato alla Camera con il voto segreto: Meloni tradita dai suoi alleati.

Legge elettorale, Meloni tradita dai suoi alleati: non passa l’emendamento sulle preferenze

Un solo voto. Tanto basta per far saltare le preferenze. Evidentemente la fedeltà di Forza Italia e Lega, assicurata in mattinata a Fratelli d’Italia e al suo emendamento che introduceva le preferenze alla legge elettorale, con il voto segreto svanisce. L’Aula della Camera ha respinto per un voto l’emendamento che avrebbe introdotto le preferenze pur lasciando i capilista bloccati. Un compromesso che ha portato gli alleati di Fratelli d’Italia ad assicurare il voto favorevole. Ma alla fine qualcuno ha fatto diversamente e grazie al voto segreto ha mandato sotto la maggioranza.

I sì all’emendamento sono stati 187, i no 188. Si spiega così anche il timore della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che aveva chiesto alle opposizioni di rinunciare alla richiesta di procedere con il voto segreto per metterci la faccia. Una sfida che serviva però a evitare proprio questo scenario, quello in cui il partito della presidente del Consiglio è andato sotto, tradito dai suoi stessi alleati. L’esito del voto è stato accolto dall’Aula della Camera con un boato di esultanza da parte delle opposizioni. Che ringraziano i franchi tiratori: alla maggioranza sono mancati oltre cinquanta voti.

Legge elettorale, bocciate le preferenze: la maggioranza va sotto e le opposizioni chiedono a Meloni di andare al Colle

Subito dopo la bocciatura dell’emendamento, dai banchi delle opposizioni è partito il coro “elezioni, elezioni”. Ci pensa il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, a incalzare subito il governo: “Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento poche ore fa dicendo che bisognava metterci la faccia. La faccia ce l’avete messa, siete andati sotto e sfidato la vostra premier”. Intervenendo in Aula, Conte ricorda di aver, “con senso di onore”, “aperto una crisi di governo” andando “al Quirinale con la maggioranza sia al Senato che alla Camera. Oggi siete andati sotto, vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.

Stesso concetto espresso anche dal segretario di +Europa, Riccardo Magi: “Il governo non ha avuto la cautela di rimettersi all’Aula su questo emendamento, la ministra Casellati ha aderito al parere favorevole dei relatori e quindi significa che è un voto di sfiducia pieno nei confronti del governo Meloni che dovrebbe trarne le conseguenze immediatamente. Non avete più i numeri, dovete prenderne atto. Presidente Meloni vada al Colle”.