Le Lettere

L’islam che verrà

L’attentato a Modena non sarà terrorismo, dicono i giudici, però è chiaro che alla base c’è l’Islam che invade ed erode la nostra cultura. Dovremmo difenderci.
Ennio Rasini
via email

Gentile lettore, pare che El Koudri non sia musulmano o cristiano, ma un banale non credente come tanti. Detto questo, non si combattono i mulini a vento: questa faccenda è già una partita persa. Il cristianesimo ha esaurito la sua carica propulsiva. Quando apparve nell’impero romano, attecchì e dilagò perché prometteva agli schiavi, alle plebi, ai derelitti una ricompensa nell’aldilà, una cosa inaudita prima. Era una spinta formidabile per sopportare il dolore dell’esistenza. Ha svolto il suo ruolo per duemila anni e oggi è svuotato, non ha più nulla da dare. Se qualcosa era rimasto, è stato spazzato via dal materialismo consumista. C’è crisi di vocazioni, mancano i preti perfino in Africa. L’islam invece svolge ancora un ruolo consolatorio, terapeutico, psico-sociale e metafisico, e si avvia a sostituire il cristianesimo nell’impero romano (leggasi: Occidente). Le conversioni di cristiani all’islam aumentano ovunque, mentre quasi non esiste il flusso contrario. In sintesi, è questione di quando, non di se. Un giorno l’islam sarà la religione principale dell’Impero e allora cambieranno i tratti della società occidentale, così come il cristianesimo mutò i tratti della cultura latina e forgiò l’uomo rinascimentale. Verrà un nuovo Medioevo e ci rigenererà in qualcosa di diverso che durerà altri mille o duemila anni, sempre che Trump, Israele, le bombe atomiche e la nostra follia permettano all’uomo di esistere ancora così a lungo.

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