Migliorano alcuni indicatori del benessere, crescono i redditi medi e aumenta la speranza di vita, ma l’Italia resta sempre impigliata nella rete della povertà, della precarietà lavorativa e delle profonde disuguaglianze territoriali. È il quadro che emerge dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) diffuso dall’Istat. Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone – l’8% delle famiglie residenti e il 9,3% della popolazione – vivono in condizioni di povertà assoluta. A livello territoriale, il Sud ha l’incidenza più elevata, pari all’11,5%. Seguono il Nord, con l’8,5% e il Centro, dove il dato scende al 7,4%.
L’Italia impigliata nella rete della povertà e della precarietà
Le difficoltà economiche emergono anche nella capacità di sostenere le spese quotidiane. Il 7,5% delle persone vive in famiglie che lamentano grande difficoltà ad arrivare a fine mese. Una quota che sale al 12,3% al Sud, mentre al Centro si ferma al 4,7%, pur mostrando un peggioramento rispetto all’anno precedente. Nel Mezzogiorno lavorano soltanto circa quattro donne su 10 tra i 20 e i 64 anni. L’Istat segnala poi un aumento della precarietà di lunga durata e una minore possibilità di passare a un impiego stabile. Insomma, come scrive Il Sole 24 Ore, se sei giovane, donna e vivi al Sud, la questione salariale è la vera emergenza. Ed è tra gli under 35 a tempo indeterminato che – secondo un’indagine Inapp – la quota di lavoratori sottopagati è più alta, pari al 13,7%. E che questo non sia un Paese per giovani ce lo dice anche il divario in busta paga fra dipendenti giovani e over 50, pari al 30%.