L’invito alla prudenza di Giancarlo Giorgetti in occasione della presentazione del Documento programmatico di finanza pubblica non è casuale. E rischia di essere il preludio anche a qualche delusione, soprattutto per una maggioranza di governo che sperava di infarcire la sua ultima Manovra prima del voto di bonus e misure in chiara chiave elettorale. Il primo obiettivo dichiarato è quello del taglio dell’Irpef fino a 60mila euro di reddito, ma raggiungerlo non è semplice.
A rischio ci sono anche altre misure, dalla flat tax per gli aumenti di stipendio a quella per i giovani, passando per altre norme che potrebbero favorire qualche specifica categoria e magari portare voti. Giorgetti, però, è stato chiaro, ribadendo che il contesto “richiede maggiore attenzione”. Tanto più che lo scostamento di bilancio è previsto solamente per energia e difesa.
Fondamentale è, oggi, la traiettoria della spesa netta, una regola che rimane centrale per la Manovra, come spiega il Sole 24 Ore. Per il momento, stando a quanto scritto nel Documento programmatico di finanza pubblica, i margini riguardano solo il futuro, a partire dal 2028. Non quest’anno. Un problema non di poco conto, considerando le promesse fatte dal centrodestra da mantenere e la necessità di introdurre alcune misure che abbiano anche un impatto elettorale, nell’anno del voto.
Dal taglio dell’Irpef alla flat tax, quali sono le misure a rischio con la prossima Manovra
Il primo punto critico è quello del taglio dell’Irpef: il governo vuole aumentare da 50mila a 60mila euro la soglia per la quale l’aliquota da pagare è del 33%. Servono 2,7 miliardi. Non pochi. Tanto più per un bacino elettorale non così ampio e che non necessariamente è propenso a votare a destra. Dare per certo il taglio dell’Irpef fino a 60mila euro, quindi, non è possibile. Anche perché era stato promesso già l’anno scorso, fermandosi poi a una soglia più bassa.
Ma ci sono anche altre misure a rischio, come la flat tax sugli aumenti contrattuali, sui notturni e sui festivi, che costa 2,6 miliardi. O l’altra flat tax, quella sugli aumenti per i giovani. E, ancora, ci sono il rifinanziamento del fondo sanitario e altre misure che sicuramente serviranno in una Manovra elettorale. Tutte, al momento, senza coperture.
La cancellazione del bollo auto non dovrebbe invece essere in discussione, grazie ai soldi derivanti dai risparmi del Pnrr. E sempre dai risparmi del Pnrr potrebbero arrivare altre risorse, stimate tra i 2 e i 4 miliardi, per qualche altra misura. Ma serve di più, molto di più, per evitare che anche questa Manovra sia, come la scorsa, nel segno dell’austerità. Un autogol che con il voto in arrivo il governo non si può permettere.