Reduce dalla batosta referendaria, consapevole che la sua accondiscendenza verso l’amministrazione americana di Donald Trump e lo Stato di Israele non ha pagato in termini di consenso, Giorgia Meloni ha deciso nell’ultimo mese di cambiare rotta. Ovvero di prendere le distanze, almeno in apparenza, da Washington e Tel Aviv. Perché non sappiamo quanto questo riposizionamento sia veritiero e quanto, invece, frutto di una strategia politica.
Meloni & C. tra Washington e Tel Aviv: il bluff del riposizionamento
Anche ieri Meloni, commentando da Erevan l’annuncio di Trump sul ritiro dei militari americani dalle basi europee, ha manifestato il suo dissenso. “Da tempo gli Usa discutono di disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido. L’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette”, ha detto la premier.
In queste parole si può leggere un’ulteriore presa di distanza da Trump, ma anche la conferma degli sforzi fatti dall’Italia per assecondare i piani Usa nella Nato. A partire dall’impegno a raggiungere il target del 5% del Pil per le spese della Difesa.
Il viaggio di Crosetto
Intanto la Repubblica dà conto del viaggio che il ministro Guido Crosetto sta preparando a Washington. Sul tavolo ci sarebbero tre dossier: le spese militari promesse da Roma alla Nato, l’eventuale riduzione dei militari americani nelle basi italiane e una possibile missione italiana in Libano, anche senza la copertura di Unifil. Attacca il M5S, secondo cui Crosetto volerà al Pentagono per rassicurare gli Usa sugli impegni militari di Roma e sull’acquisto di armi americane per l’Ucraina, nella speranza di ammorbidire Trump sul disimpegno militare in Italia. Il nodo politico resta: mentre Meloni prova a mostrarsi autonoma, il suo governo continua a muoversi dentro una linea di sostanziale fedeltà agli Stati Uniti.
Meloni vedrà Rubio a Roma venerdì nella missione del disgelo
Prima ancora che Crosetto voli negli Usa, venerdì Meloni riceverà a Palazzo Chigi Marco Rubio. Dopo l’attacco di Trump al Papa americano, Rubio passerà prima dal Vaticano, dove sarà ricevuto da Leone XIV, poi vedrà Antonio Tajani e altri ministri, a partire dallo stesso Crosetto. Dulcis in fundo, incontrerà la premier. Una missione già ribattezzata del “disgelo”, dopo settimane in cui le due sponde dell’Atlantico non erano mai apparse così distanti. Divise dalla strategia americana sulla nuova guerra del Golfo, che sta piegando le economie europee con la crisi dell’energia, e dal durissimo affondo di Trump su Meloni, colpevole di averlo “deluso” davanti alla richiesta di sostegno per la guerra in Iran e per il no del governo all’utilizzo della base di Sigonella contro Teheran.
Salvini si bea per essere stato citato da Trump
In questa strategia di disgelo c’è anche Matteo Salvini. Il vicepremier leghista, che fino a ieri aveva condannato Trump per le sue parole sul Papa, oggi si compiace per essere stato rilanciato dal presidente Usa su Truth, che ha ripostato una sua intervista di febbraio a Breitbart News sull’assoluzione nel processo Open Arms. Salvini incassa e rivendica: se il presidente della “più grande democrazia al mondo” rilancia le sue riflessioni, “sicuramente fa piacere”.
L’ambiguità di Roma anche su Israele
Anche su Israele Roma resta ambigua. Ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum militare con Tel Aviv, ma si è opposta allo stop all’accordo Ue-Israele. Sul memorandum, però, restano parecchie ombre. I parlamentari M5S delle Commissioni Difesa accusano Crosetto di evitare il confronto sui reali termini della sospensione, che secondo Tajani riguarderebbe solo il rinnovo automatico. Per i Cinque Stelle resta il dubbio che non sia stata notificata la denuncia prevista dall’articolo 9 del memorandum. Da qui l’attacco finale al ministro: non ha rilasciato dichiarazioni, non ha risposto alle interrogazioni depositate in Parlamento e non ha trasmesso alle Commissioni Difesa il testo della lettera inviata al suo omologo israeliano Katz. “Perché Crosetto fugge e tace?”, chiedono i parlamentari M5S.