Meloni rompe il silenzio sulla guerra in Iran: “Serve unità nazionale”

Meloni rompe il silenzio sull'Iran. Dalla timida condanna dell'azione di Usa e Israele, alla crisi energetica. Ecco cos'ha detto in Senato

Meloni rompe il silenzio sulla guerra in Iran: “Serve unità nazionale”

Dopo il pressing delle opposizioni, che per giorni hanno denunciato il silenzio di Giorgia Meloni sulla crisi in Medio Oriente invocando un suo intervento in Parlamento, la presidente del Consiglio si è presentata questa mattina in Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio Ue e per discutere della posizione italiana nella guerra in Iran.

La timida condanna di Meloni: “Da Usa e Israele azioni unilaterali fuori dal diritto internazionale”

Un intervento in cui la premier, pur senza mai citare direttamente né Donald TrumpBenjamin Netanyahu, ha affermato che “in questo contesto di crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale”, incluso “l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”, l’Italia, secondo lei, non china la testa.

A suo dire quella che stiamo vivendo è una “crisi complessa, tra le più gravi degli ultimi decenni”, e per questo ha chiesto alle opposizioni – che le imputano un prolungato silenzio – che la situazione “possa essere affrontata con spirito di condivisione, evitando la polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno”.

L’appello all’unità alle opposizioni

Tutte ragioni per le quali ha detto che “preferiremmo non affrontare da soli questo momento”, auspicando che “l’Italia parli con una sola voce”, compattandosi per difendere “gli interessi nazionali”. Qualcosa che, spiega, “ho fatto io e ha fatto il partito che guido quando, da leader del partito di opposizione, l’unico, non esitai a stare dalla parte del governo Draghi”, che all’epoca stava fronteggiando la crisi in Ucraina.

Per questo “mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto, ma voglio rassicurare gli italiani che, anche se questo non dovesse verificarsi, il governo continuerà a rappresentare l’Italia con serietà e abnegazione, come sempre abbiamo fatto”.

La crisi in Iran e la posizione italiana

Secondo Meloni, è ormai venuto “meno l’ordine mondiale condiviso”, destabilizzato “dall’invasione dell’Ucraina e dall’attacco di Hamas”. Una situazione che si è aggravata con la guerra in Iran dove, pur avendo parlato poco prima di un’azione unilaterale e fuori dal diritto internazionale da parte degli Stati Uniti e di Israele, per la premier deve essere “chiaro a tutti che non possiamo accettare un regime degli ayatollah con un’arma nucleare, tanto più perché segnerebbe la fine del quadro di non proliferazione e avrebbe conseguenze drammatiche sullo scenario internazionale”.

Curiosamente proprio il tema della minaccia atomica da parte di Teheran, pur essendo stata smentita dal Pentagono e dalle intelligence occidentali, secondo cui l’Iran era ben lontano dall’avere questo tipo di ordigni, viene utilizzato da Trump e Netanyahu come giustificazione dell’intervento militare, iniziato il 28 febbraio scorso e tuttora in corso.

La questione delle basi

Ad ogni modo Meloni ha ribadito che “non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Al momento, precisa la premier, il nostro Paese si sta coordinando “con i partner europei” per affrontare questa emergenza globale.

Sull’eventuale utilizzo delle basi da parte delle forze statunitensi ha spiegato che “tutti i partner europei si stanno attenendo a quanto previsto dai loro accordi in materia”.

A suo dire “anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti e, al di fuori di quell’accordo, non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione”.

Ma non è tutto: secondo la presidente del Consiglio, quanto sta facendo il governo di Madrid è esattamente “quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in patria ed esaltata in Spagna dalle stesse identiche persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe”.

La crisi energetica

Quel che è certo è che questa guerra sta avendo un impatto sulle tasche degli italiani, con il prezzo di petrolio e gas che sta segnando aumenti preoccupanti.

Sul punto la premier, a cui da giorni le opposizioni chiedono di agire per calmierare i prezzi, si è limitata a dire che “stiamo dedicando la massima attenzione alle possibili ricadute economiche di questa crisi” e “abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e di contrasto a eventuali fenomeni speculativi”.

“Sui prezzi dell’energia, per monitorare i quali il presidente dell’Autorità per l’Energia, ARERA, ha istituito un’apposita task force, così come sui beni di consumo, sui quali il ministro Urso ha attivato quello che tutti conosciamo come ‘Mr. Prezzi’, cioè il sistema di monitoraggio che verifica se ci sono aumenti anomali e ingiustificati dei prezzi, soprattutto alle pompe di benzina e sui generi alimentari”, ha spiegato.

“In particolare, sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette ‘accise mobili’, che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo – la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione – consente di utilizzare la parte di maggiore IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise”, ha aggiunto.

Parole che hanno causato mormorii e proteste delle opposizioni, convinte da tempo che non sia più tempo di “valutare”, ma di agire per calmierare i prezzi.

Il rischio di azioni terroristiche

In questo scenario di guerra mediorientale, le intelligence occidentali segnalano un crescente rischio di terrorismo.

Lo sa bene Meloni, che in Senato ha spiegato che “il governo si è immediatamente attivato per rafforzare la sicurezza interna, a partire dal presidio degli obiettivi sensibili, contro eventuali rischi di terrorismo collegati a possibili cellule dormienti o ‘lupi solitari’. Tanto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza quanto il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo sono di fatto riuniti permanentemente”.

Sempre al fianco dell’Ucraina

Come noto, al Consiglio Ue della prossima settimana si parlerà anche di Ucraina. Sul punto la premier ha ricordato che “il conflitto è entrato nel quinto anno, con la posizione italiana che non è mai cambiata: restiamo a sostegno del Paese, come ho avuto modo di ribadire a Volodymyr Zelensky nel nostro ultimo contatto giovedì scorso”. “Per noi difendere l’Ucraina significa difendere l’intero continente europeo”, ha ulteriormente precisato.

Parlando del sostegno finanziario all’Ucraina, ha poi ricordato il compromesso raggiunto nel Consiglio europeo di dicembre, quando è stato trovato l’accordo per un nuovo prestito garantito dal margine del bilancio UE.

A suo dire questa iniziativa “rappresenta uno strumento fondamentale per la sopravvivenza dell’Ucraina. Ma non solo, perché un eventuale collasso finanziario di Kiev – spero sia chiaro a tutti – comporterebbe danni incalcolabili per l’intera stabilità europea”.

Peccato che a bloccare questo prestito sia l’Ungheria del suo alleato, Viktor Orbán. Sul punto la premier ha ricordato che “oggi siamo di fronte a uno stallo che crea non poche difficoltà. La questione sollevata dall’Ungheria e dalla Slovacchia, legata alle forniture petrolifere dell’oleodotto Druzhba, tuttavia, richiede a nostro avviso una soluzione politica. Anche su questo l’Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile aggirare il principio dell’unanimità richiesto per le modifiche al bilancio UE”.

Il tema della Giustizia

Un intervento in cui la premier ha trovato modo e tempo per parlare anche dei Cpr in Albania e, più in generale, della magistratura. “Oggi l’Europa ci dice chiaramente, e nero su bianco, che il Governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo. Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania”.

Parole con cui è tornata a criticare le decisioni di diversi magistrati in tema di migranti, ricordando anche “il recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso”.

“Ma voglio dirlo chiaramente: nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini”, ha aggiunto.

Le reazioni in Aula dopo l’intervento della premier

Concluso l’intervento, nell’aula del Senato è iniziata la discussione generale sulle comunicazioni della premier. Tra i primi a prendere la parola è stato il senatore a vita Mario Monti, che non ha lesinato critiche alla Meloni: “Apprezzo l’appello allo spirito costruttivo e alla coesione: sarebbe importante le opposizioni potessero unirsi fra loro e con la maggioranza ma mi chiedo cosa abbia fatto lei e cosa abbia fatto la maggioranza per favorire l’unità”.

E ancora: “Osservandola con attenzione e senza pregiudizi mi sono formato la convinzione che lei si sforzi di portare unità in ambiti fuori dalla sua portata”, aggiungendo che, a suo dire, “In Italia lei è spesso divisa, con un atteggiamento che allarga il solco fra maggioranza e opposizione”.

Non meno dura la posizione espressa dal capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, che snetito da Radio Popolare ha commentato: “Meloni parla di tutto meno che di Iran. C’è una crisi internazionale serissima e Meloni ha dedicato all’Iran pochi minuti della sua relazione”. La cosa peggiore, secondo lui, è che “non basta dire che l’Italia non fa parte di questa guerra. La guerra c’è e l’Italia è un’alleata strategica di Trump”. Ma la cosa peggiore, secondo De Cristofaro, è che “la Meloni non può dire nulla perché è subalterna al suo alleato americano” e fa finta “di non vedere che ha schierato il nostro Paese come quello più a sostegno dell’iniziativa dell’amministrazione americana in Europa”.

Il Movimento 5 Stelle non ci sta

“Giorgia Meloni, durante le comunicazioni al Parlamento, a proposito della crisi in Medio Oriente ha detto che gli italiani possono stare tranquilli, visto che c’è il decreto bollette a proteggerli e il Governo avrebbe semplificato il meccanismo delle accise mobili. Stiamo a posto. Il ‘decretino bollette’ è stato stroncato da qualsiasi associazione imprenditoriale e progressivamente scaricato anche da Confindustria”. A dirlo in una nota sono i i parlamentari M5s delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato, commentando le comunicazioni della premier.

Secondo loro “la magna pars del provvedimento si basa su un’operazione di sterilizzazione dei costi Ets che però sono di esclusiva competenza europea. Lo stesso Esecutivo, un minuto dopo l’approvazione del decreto, ha chiesto a Bruxelles di sospendere il meccanismo Ets certificando di fatto l’inutilità totale della relativa norma. Inoltre il bonus elettrico straordinario per le famiglie più vulnerabili, fin qui fissato in 200 euro l’anno, è stato tagliato a 115 euro. Ripetiamo: tagliato. Quanto alle accise mobili, come hanno dimostrato tutte le simulazioni, possono essere al massimo solo un primissimo pannicello caldo, visto che consentirebbero di far recuperare ai consumatori solo una minima parte dell’aumento del prezzo dei carburanti. Pensare che questi strumenti debbano far stare tranquilli gli italiani è semplicemente ridicolo”, attaccano i pentastellati.

Articolo in aggiornamento