Milano, nella corsa a sindaco i gazebo della Lega incoronano Salvini e Sardone. Ma Fi frena e guarda al centro. Intanto Vannacci conferma: “Un mio candidato ci sarà”

Ma per Salvini i gazebo sono stati un'arma contro la concorrenza interna di Zaia e Fedriga. Il capo sono io, ribadisce Matteo

Milano, nella corsa a sindaco i gazebo della Lega incoronano Salvini e Sardone. Ma Fi frena e guarda al centro. Intanto Vannacci conferma: “Un mio candidato ci sarà”

Più che primarie per indicare un possibile candidato sindaco a Milano per il centrodestra, una conta interna, tutta diretta alla Lega e un messaggio esterno al Carroccio: su Milano noi ci siamo e decidiamo in fretta.

Sono i gazebo organizzati da Matteo Salvini nello scorso weekend milanese, che formalmente dovevano servire a raccogliere idee e candidature per Palazzo Marino, ma che politicamente servivano a certificare ciò che il Capitano voleva fosse chiaro: i più votati dai leghisti sono stati i nomi di Salvini Matteo e della di lui fedelissima, Sardone Silvia. Nessun altro. Non proprio una sorpresa.

Salvini resta al ministero, ma Sardone è pronta a correre

Cinquemila preferenze per il leader leghista, che però si è affrettato a rassicurare tutti: “Io faccio il ministro e conto di continuare a fare il ministro”. Traduzione: grazie dell’affetto, ma il mio nome serviva soprattutto a pesare i rapporti di forza. Perché quei 10mila votanti (dichiarati dalla Lega) rappresentano un capitale politico da spendere altrove. Dentro la Lega, innanzitutto. In un momento in cui Luca Zaia continua a crescere nei sondaggi e Massimiliano Fedriga consolida il proprio profilo istituzionale, Salvini aveva bisogno di ricordare chi resta il padrone del partito. E i gazebo sono diventati la fotografia da esibire: guardate, i militanti stanno ancora con me.

Subito dietro il segretario è arrivata Sardone. Vicesegretaria federale, eurodeputata, “pasionaria anti-immigrati”, consigliera comunale e ormai volto più riconoscibile del Carroccio milanese. Lei però una eventuale candidatura non la esclude. Anzi. “Se ci saranno le primarie di coalizione mi candiderò”, ha spiegato, lasciando intendere che sarebbe pronta a giocarsi la partita fino in fondo. A meno che, ha aggiunto con una punta di realismo, “non arrivino nomi calati dall’alto”.

Ecco perché quella nel centrodestra è una partita complicata

Mentre la Lega rivendica il successo della propria “democrazia dal basso”, Forza Italia guarda ai gazebo con l’entusiasmo con cui si guarda una multa sul parabrezza. Il segretario regionale forzista, Alessandro Sorte e gli azzurri lombardi non sembrano avere alcuna intenzione di consegnare Milano a una candidatura identitaria. L’obiettivo, piuttosto, è costruire un profilo moderato, allargando  il perimetro verso il centro, cercando una convergenza con Azione e con quell’elettorato riformista del Pd che a Milano continua a essere decisivo.

In sostanza: mentre Salvini sogna una sfida tutta interna alla destra, Forza Italia lavora a un candidato espressione dei centristi. Due strategie incompatibili, l’ennesimo capitolo della guerra fredda permanente tra Lega e azzurri. Per adesso combattute dalle seconde linee, ma lo scontro crescerà… Le prime avvisaglie si sono già viste. Il responsabile milanese dei giovani di Fi, Amir Atrous, ha subito bocciato l’ipotesi Sardone. Immediata la controreplica del segretario cittadino leghista Samuele Piscina, che ha invitato gli alleati ad “allontanarlo”. Il classico clima da coalizione serena e compatta.

Intanto Salvini prova a smorzare, sostenendo che il futuro candidato non dovrà necessariamente uscire dai 50 nomi raccolti ai gazebo. Un modo per non chiudere la porta agli alleati, ma anche per rivendicare di aver messo sul tavolo l’unica vera iniziativa politica di queste settimane. Tuttavia, quasi distrattamente, ha fatto notare come “tra i nomi dei gazebo, non compare quello di Maurizio Lupi (la candidatura del centrista era stata proposta dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, ndr)”.

Intanto Vannacci incombe

Sul tavolo, però, rischia di arrivare presto un altro commensale. Roberto Vannacci ha infatti annunciato che Futuro Nazionale avrà “molto probabilmente” un proprio candidato sindaco. Altro che unità del centrodestra: il rischio è quello di ritrovarsi con più pretendenti che elettori.

E così, mentre il centrosinistra deve ancora scegliere chi raccoglierà l’eredità di Giuseppe Sala, dall’altra parte della barricata il centrodestra riesce già nell’impresa di litigare prima ancora di avere un candidato.