Monsè condannata: non ha pagato la Pr

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di Clemente Pistilli

Avrebbe falsificato un contratto, per non pagare la società che le aveva curato i rapporti con la stampa. L’attrice e conduttrice televisiva Maria Concetta La Rosa, in arte Maria Monsè, è stata condannata dalla Corte d’Appello di Roma a quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena. Stessa condanna per il marito dell’artista, Salvatore Paravia, imprenditore di Salerno, noto come il “re degli ascensori”, che insieme alla consorte avrebbe preso parte all’illecito. La vicenda risale al 2006. Monsè si rivolse alla Bix Promotion di Donatella Gimigliano per la promozione del suo libro Monsè pensiero, chiedendo alla società anche di occuparsi per sei mesi della sua immagine, curando i rapporti con i mass media. Dopo pochi giorni, però, esplose lo scandalo Vallettopoli. Monsè finì in alcune intercettazioni e, prima che il suo caso finisse in una bolla di sapone, incaricò subito la Bix di occuparsi dei rapporti con la stampa relativamente all’inchiesta. Quando, dopo un mese, la società di Gimigliano presentò il conto iniziarono i problemi. Monsè e Paravia sostennero che non dovevano nulla all’azienda per il lavoro relativo a Vallettopoli e che tutto era compreso in un contratto di durata semestrale, del valore di tremila euro. La Bix denunciò sia la conduttrice che il marito, sostenendo che avevano taroccato la bozza di contratto loro consegnata, inserendo date e cifre, portando tra l’altro il compenso previsto di settemila euro a tremila, cercando poi di far passare dentro tale contenitore l’extra per Vallettopoli. Il 29 marzo 2011 il Tribunale di Roma emise per Monsè e Paravia sentenza di assoluzione. Tanto la Procura quanto la Bix, rappresentata dall’avvocato Gaetano Scalise, non hanno mollato e in appello i giudici hanno emesso la doppia condanna, ritenendo che in primo grado le risultanze processuali erano state interpretate in “modo superficiale e distratto”. Insomma: secondi i giudici i documenti che testimonavano la frode non erano stati letti in maniera approfondita. E ora scatta il risarcimento.

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