Destra nel caos a Napoli, Maresca non vuole simboli. Il pm antimafia scarica i partiti. Meglio un progetto “totalmente civico”

CATELLO MARESCA
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Fra tutti i nodi da sciogliere rimasti irrisolti nel vertice di centrodestra sulle amministrative d’autunno che si è svolto mercoledì, la candidatura di Catello Maresca a sindaco di Napoli è forse il più grande. Archiviate con la formula del ticket Roma e la Calabria, restano sul tavolo le scelte dei nomi a Milano e Bologna, ma in ogni caso i candidati che alla fine verranno messi in campo dalla coalizione, pur se saranno civici – su questo non vi è dubbio – avranno comunque alle spalle i partiti.

Nel caso del magistrato, invece, è proprio questo il motivo del contendere: fin dai primi giorni in cui ha deciso di correre per la poltrona di palazzo San Giacomo, l’ex pm anticamorra ha parlato di un progetto “civico, totalmente e autenticamente civico” e di non appartenere a nessuna area politica, continuando a ripetere come un mantra che non è di destra né di sinistra, anche se non ha mai chiuso, di fatto, la porta ai partiti. Sia a quelli del centrodestra, però, che a tutti quelli che hanno interesse a contribuire alla realizzazione del suo progetto.

E anche se Maresca qualche giorno fa aveva fatto un vero e proprio endorsement a Berlusconi, definendolo “grande imprenditore” e sostenendo che “il paese ha ancora bisogno di una persona come lui in prima linea”, dalla riunione del centrodestra non è venuta fuori la tanto attesa fumata bianca su Napoli: bisogna capire se Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, potrebbero ‘accontentarsi’ di proporre delle liste senza nomi e simboli ma solo con i loro candidati.