Non cambieRai mai, il Pd rimette le mani sui vertici di Viale Mazzini: sempre più accerchiati i rottamatori scaricati da Renzi

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Le dimissioni di Carlo Verdelli sono il simbolo di cosa attende la Rai nelle prossime settimane: un assalto ai vertici, in primis Antonio Campo Dall’Orto, voluti da Matteo Renzi, salvo essere velocemente scaricati proprio dai fedelissimi dell’ex presidente del Consiglio. Un’operazione “indirettamente” confermata dalle dichiarazioni infuocate di molti renziani doc che chiedono la testa del direttore generale di Viale Mazzini.

A fare da testa d’ariete, come sempre quando si parla di Rai, c’è il deputato del Pd, Michele Anzaldi. “Mentre Renzi tagliava le retribuzioni dei manager pubblici, ponendo il tetto a 240mila euro, in Rai Campo Dall’Orto faceva il pieno di assunzioni esterne con contratti da 360mila euro, come i direttori di rete nominati da lui. Ora, grazie al voto del Pd in parlamento, il tetto è diventato obbligatorio per legge, e il Cda vorrebbe addirittura bloccarlo”, ha attaccato il parlamento in un’intervista a primaonline.it. E Anzaldi fa da interprete al pensiero di Renzi: viale Mazzini non ha sostenuto adeguatamente l’operato di Matteo. Nemmeno durante il referendum il servizio pubblico ha convinto l’ex premier. “In un anno e mezzo di attività, l’attuale gestione Rai ha operato su un tema strategico come l’informazione senza alcuna strategia. Nessuna decisione è stata presa a scadenza, tanto che si sono chiusi senza alcun piano Ballarò, Virus, Scala Mercalli, solo per citarne alcuni”, ha accusato Anzaldi. Una tesi che è sposata anche dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri: “Lo diciamo senza spirito di parte citiamo un esempio per tutti: Bianca Berlinguer, rimossa in piena estate perché non renziana e non allineata alla vigilia del referendum, e ora chiamata per la sua professionalità prima mortificata a risollevare i guasti prodotti da Campo Dall’Orto e Semprini. Fuori i dilettanti”

Ma c’è chi, nel Pd, gongola dopo aver criticato le decisioni assunte in passato. “Le dimissioni di Verdelli erano già scritte. Più che il suo piano sull’informazione Rai, bocciati sono il direttore Dell’Orto e la presidente Maggioni, un cda inadeguato e lottizzato, il governo che ha nominato vertici aziendali di sua stretta fiducia. L’opposto della reiterata, ipocrita promessa di un passo indietro della politica”, ha attaccato l’ex prodiano Franco Monaco. A cosa puntano i dem, quindi? Il senatore Francesco Verducci, della corrente di Matteo Orfini, ha scandito a chiare lettere qual è l’obiettivo: “Lo stallo sul piano news della Rai non è più sostenibile. L’informazione è il cuore del servizio pubblico. C’è un bisogno enorme di informazione di qualità. Ne hanno bisogno i cittadini e la nostra democrazia, a maggior ragione nei tempi difficili e convulsi che viviamo”.