Il premier pakistano Shehbaz Sharif annuncia per la regione «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano». Poche ore dopo, lunedì 15 giugno, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz scrive la frase opposta: l’esercito resta a Gaza “a tempo indeterminato”. Nello stesso comunicato, ripreso da Ynet, aggiunge che “il territorio sarà libero da residenti locali” e che questa “è la lezione principale degli eventi del 7 ottobre”.
L’intesa tra Stati Uniti e Iran, firma annunciata per venerdì 19 in Svizzera, dovrebbe chiudere le ostilità anche in Libano. Katz dice di no al ritiro, e di averlo già chiarito a Donald Trump e al segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. In due anni e mezzo Israele ha preso circa mille chilometri quadrati di terra fra Gaza, Libano e Siria.
Intanto il ministero della Salute di Gaza conta 73.001 morti, quasi mille dei quali dall’inizio della tregua di ottobre, e oltre 173.200 feriti. Il 15 giugno una donna è stata uccisa ad Al Zawaida, nel centro della Striscia, in un attacco israeliano vicino a casa sua, riferisce l’agenzia palestinese Wafa. Quella che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del luglio 2024, ha definito un’occupazione illegale da far cessare, il ministro che la comanda la dichiara ora senza scadenza.
L’inchiesta sugli abusi alla flotilla si allarga: il 16 giugno l’Australia ne apre una propria, accanto a quelle di Italia e Francia. A Bengasi, in un sito segreto, Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia restano detenuti dal 24 maggio; l’udienza del 9 giugno è saltata, nessuna data nuova.
Della pace firmata venerdì il comunicato di Katz lascia una sola riga certa, e la firma lui: il territorio “libero da residenti locali”.