Parla il liberale Alessandro De Nicola. Il Movimento di Grillo nell’Alde? Una roba da dilettanti. Ma la colpa non è solo di Beppe

di Giorgio Velardi
L'intervista

Una cosa del genere, “un dilettantismo simile, non si vedeva da anni”. Per Alessandro De Nicola, fondatore e presidente della Adam Smith Society ma, soprattutto, liberale e liberista, il matrimonio fra il M5S e l’Alde sarebbe stato incomprensibile: “Il comportamento di Verhofstadt è stato assurdo, ma questa storia potrebbe costare cara anche ai grillini”.

Alla fine l’accordo è saltato.
Meglio così, l’avrei trovato insensato. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, per il M5S ciò avrebbe comportato l’avvio di un percorso di ragionevolezza, fondato comunque su principi molto vaghi, come testimonia la bozza di accordo fra Grillo e Verhofstadt. Però…

Cos’altro non le torna?
Il problema è a monte. Per entrare all’interno di una famiglia dalle grandi tradizioni come quella liberale si sarebbe dovuto iniziare un processo di “ragionevolezza” che solo più avanti si sarebbe potuto completare chiedendo l’ingresso. Anche perché non si può dire il giorno prima che si vuole fare un referendum sull’euro, prendere posizioni filo-putiniane, bollare Verhofstadt come un “impresentabile”, dire che quelli dell’Alde sono amici delle banche e stare con Farage e quello dopo cambiare completamente idea. Non è l’esito di una riflessione meditata ma solo un’operazione di convenienza.

Chi ha sbagliato di più: il leader del Movimento o Verhofstadt?
L’atteggiamento tenuto dal presidente dell’Alde è stato da vero dilettante. Era chiaro a tutti che, entrando nel gruppo dei liberal-democratici, Grillo ci avrebbe guadagnato. Nemmeno un rappresentante di classe del liceo commette simili errori.

La sua è un’accusa pesante.
Se io rappresento degli studenti, prima di portare in consiglio di classe una proposta devo avere il buonsenso di confrontarmi con loro. Verhofstadt cos’ha fatto? Ha stretto l’accordo con Grillo senza dire nulla ai suoi deputati, spinto forse anche dalle proprie aspirazioni personali, cioè diventare presidente dell’Europarlamento. Avrei voluto vedere con quali voti sarebbe stato eletto.

Per i 5 Stelle è l’ennesima figuraccia. Influirà?
Potrebbe costare parecchio. Nell’elettorato si sta instillando il dubbio: ma dei grillini ci si può fidare davvero? Cosa sarebbe successo se fossero stati al Governo? Avrebbero proposto una cosa il giorno prima per poi cambiare idea quello dopo a causa della presa di posizione di Grillo? Per l’ennesima volta, hanno dato prova di essere degli improvvisati.

La Lega potrebbe approfittarne?
Gli elettorati sono diversi: potrebbe guadagnare mezzo punto percentuale, non di più.

Il problema dei grillini resta l’assenza di una classe dirigente?
Più che altro, manca la capacità di attrarre figure in grado di fare la differenza. A meno che non ti chiami Andreotti, uno che non mi è mai piaciuto ma che a 27 anni era sottosegretario con De Gasperi, una classe dirigente non si costruisce solo stando in Parlamento. La sfiducia dell’elettorato italiano nei confronti dell’establishment è forte, ma se l’alternativa infonde paura anche loro rischiano il fallimento.

Tw: @GiorgioVelardi