Patentino antifascista, polemica strumentale: tutti i casi in cui รจ previsto il giuramento di fedeltร  alla Costituzione repubblicana

Patentino antifascista, polemica strumentale. Ministri, militari e statali firmano l'adesione ai valori costituzionali. Compresa Meloni

Patentino antifascista, polemica strumentale: tutti i casi in cui รจ previsto il giuramento di fedeltร  alla Costituzione repubblicana

Il 22 ottobre 2022, nel Salone delle Feste del Quirinale, Giorgia Meloni ha pronunciato la formula dell’articolo 93 della Costituzione: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi”. Senza quella firma il suo governo non sarebbe esistito.

Domenica la stessa Meloni ha definito “censura” e “patentino antifascista” la dichiarazione che gli editori dovranno sottoscrivere per esporre a Piรน libri piรน liberi, la fiera della piccola e media editoria promossa dall’Associazione italiana editori (Aie) e in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026. Il documento chiede di aderire ai principi costituzionali, democratici e antifascisti. Il caso l’ha sollevato Il Giornale. Lei l’ha rilanciato cosรฌ: “La censura รจ incompatibile con qualsiasi societร  democratica”. La fiera replica che รจ solo “un’esigenza di chiarezza”.

La firma che lo Stato chiede a chi lavora per lui

Solo che quella firma lo Stato la chiede di continuo, e da decenni. L’articolo 54 della Costituzione stabilisce che chi esercita funzioni pubbliche le adempie “prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Il DPR 487/1994 fissa la formula per ogni dipendente pubblico: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato”. La stessa, parola piรน parola meno, vale per i ministri e per i militari, che l’articolo 575 del DPR 90/2010 impegna alla “salvaguardia delle libere istituzioni”. Magistrati, insegnanti, carabinieri, poliziotti: sono oltre 3,3 milioni di dipendenti pubblici, certifica il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, e tutti hanno firmato la stessa promessa. La giura anche chi diventa cittadino italiano, come impone la legge 91 del 1992, promettendo di osservare “la Costituzione e le leggi dello Stato”. Nessuno l’ha mai chiamata patentino.

L’anti-antifascismo

Nel giuramento la parola “antifascista” non compare, dicono. Vero. E allora? Chi giura promette di osservare la Costituzione, e la Costituzione, alla XII disposizione transitoria, vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. La legge Scelba del 1952 punisce l’apologia del fascismo, la legge Mancino del 1993 l’incitamento all’odio razziale. Un fascista che osserva lealmente la Costituzione รจ una contraddizione in termini. I costituzionalisti la chiamano per questo Costituzione antifascista, figlia della Resistenza.

Quella formula, del resto, รจ nata apposta. La versione repubblicana ha cancellato il giuramento che dal 1931 imponeva ai dipendenti dello Stato e ai docenti fedeltร  “al Re e al regime fascista”. Il giuramento รจ antifascista dalla nascita, anche quando la parola non c’รจ. Come “non rubare” non รจ scritto nel contratto di un cassiere ma vale lo stesso.

E quando la parola c’รจ, la chiede da anni anche chi oggi grida alla censura. Milano, con il sindaco Beppe Sala, fa firmare a chi usa spazi comunali l’impegno a rispettare “i valori della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista”. Brescia lo prevede dal 2018. A Vicenza, Medaglia d’oro della Resistenza, la giunta leghista cancellรฒ la clausola nel 2020, e i cittadini, con l’Anpi, la rivollero subito.

Persino per un passo carrabile. A Parma, il modulo per la concessione chiede di dichiarare l’adesione ai valori della Costituzione e il ripudio del fascismo.

Quindi la domanda vera รจ un’altra. Se chiedere fedeltร  alla Costituzione antifascista รจ censura, allora era censura anche il foglio che Meloni ha firmato al Quirinale per diventare presidente del Consiglio. Solo che quel giorno l’ha chiamato giuramento. Adesso che a firmare sono gli editori, lo chiama patentino. La parola cambia soltanto a seconda di chi tiene la penna.