Se fosse una notizia proveniente dalla Cina, sui giornali i titoli parlerebbero di un’ennesima epurazione ai vertici dell’esercito. Invece siamo negli Stati Uniti, dove il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha silurato il responsabile della pianificazione militare del Pentagono. A darne notizia è The Atlantic, che mette in fila una serie di rimozioni dall’incarico di generali ordinate sotto l’amministrazione del fedelissimo di Donald Trump.
L’ultimo caso è quello del generale dell’esercito Brett Sylvia, sollevato dall’incarico di direttore della Direzione per la Strategia, i Piani e le Politiche dello Stato Maggiore congiunto, nota in ambito militare come “J5”. Il suo predecessore, il tenente generale dell’esercito Joseph McGee, ricorda la rivista, era stato costretto al pensionamento.
“Non è certo il momento di perdere il capo del J5. Questa figura funge da collegamento cruciale tra le forze operative, le politiche del Dipartimento e la Casa Bianca”: questo è il commento, affidato a The Atlantic, di un ex funzionario dello Stato Maggiore congiunto. Secondo un funzionario della Difesa, che ha parlato in condizione di anonimato per la delicatezza delle questioni relative al personale, al momento non è stato individuato un sostituto per Sylvia e non è stata fornita alcuna motivazione per il suo allontanamento.
Usa, epurazione ai vertici militari: Trump e Hegseth silurano un altro generale
Un portavoce dello Stato Maggiore congiunto ha dichiarato che “il presidente (dello Stato Maggiore), lo Stato Maggiore congiunto e le Forze armate congiunte esprimono la loro profonda gratitudine al generale Brett Sylvia e alla sua famiglia per i 32 anni di onorato servizio reso alla nostra nazione”, augurando a lui e ai suoi cari “il meglio per il futuro”.
Quel che è certo è che la rimozione di Sylvia avviene in un momento in cui il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, ha predisposto piani per un eventuale attacco contro l’Iran: un’operazione che potrebbe scattare dopo le elezioni di metà mandato di novembre, previa autorizzazione della Casa Bianca.