Netanyahu si prende le elezioni in Israele, ma la sua è una vittoria di Pirro

La lista di Netanyahu ha 53 seggi, ma ne servono 61 per governare. Il primo ministro: "Unitevi a me e battiamo l'Iran"

Netanyahu si prende le elezioni in Israele, ma la sua è una vittoria di Pirro

Alla fine Benjamin Netanyahu, a forza di appelli al proprio elettorato, non ultima la denuncia dell’alta affluenza nei seggi storicamente legati alla sinistra, l’ha spuntata. Concluse le operazioni di scrutinio dei voti espressi nei seggi, restano da scrutinare ulteriori 650mila buste doppie, che potrebbero cambiare il quadro. Al momento, però, il verdetto appare chiaro: 53 seggi sono finiti al blocco dell’attuale primo ministro, 48 alla coalizione d’opposizione guidata da Gadi Eisenkot e ben 19 ai partiti arabi.

Qualcuno potrebbe pensare che, per Bibi, questo sia un ottimo risultato. Del resto, Netanyahu veniva dato per spacciato da quasi tutti i sondaggi, ma la realtà è più sfumata. La vittoria, infatti, rischia di essere soltanto una vittoria di Pirro. Per ottenere l’incarico di formare un governo, infatti, occorre poter contare su una maggioranza di almeno 61 seggi.

Le buste doppie che preoccupano i partiti minori

È difficile che le cosiddette “buste doppie”, ossia quelle che richiedono un doppio controllo e che provengono da elettori che votano fuori sede, come soldati, pazienti ricoverati in ospedale, diplomatici all’estero e detenuti, possano cambiare sensibilmente la situazione. In altre parole, salvo colpi di scena, nessuna lista raggiungerà la soglia dei 61 seggi. Per questo, al fine di evitare un doloroso ritorno alle urne, l’unica soluzione a disposizione dei due contendenti, ossia Netanyahu e Eisenkot, sarà quella di allargare la propria coalizione, magari convincendo i partiti più affini ai rispettivi schieramenti oppure alle formazioni arabe.

Sulla base dei risultati attuali, i seggi sono così suddivisi tra i partiti: il Likud di Bibi ottiene 26 seggi; Yashar di Eisenkot 21; Lista Unita 12; Beyachad di Yair Lapid e Naftali Bennett 12; i Democratici di Yair Golan 8; Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman 7; Ra’am 7; Ebraismo della Torah Unito 7; Otzma Yehudit del ministro Itamar Ben Gvir 7; Shas 7; Sionismo Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e Zehut 6. Si tratta, come detto, di dati provvisori, perché lo scrutinio delle buste doppie verrà ultimato entro venerdì. Proprio questo potrebbe modificare i rapporti di forza, almeno tra i partiti minori, che al momento si attestano poco al di sopra della soglia di sbarramento per accedere alla Knesset, il Parlamento israeliano, fissata al 3,25%.

Tra i partiti che rischiano maggiormente, secondo i media israeliani, c’è la formazione di Lieberman, storico avversario di Netanyahu, che potrebbe non superare la soglia di sbarramento. Se ciò dovesse verificarsi, i sette seggi attualmente attribuiti al partito verrebbero redistribuiti. Altrettanto a rischio è il partito di Smotrich, che attualmente si attesterebbe a 6 seggi, ma che prima delle elezioni sembrava destinato a non superare affatto la soglia di sbarramento.

In Israele è iniziata la partita a scacchi

E ora? In Israele non esiste una Costituzione scritta in un unico testo organico e il meccanismo di formazione del governo è disciplinato dalle Leggi fondamentali dello Stato ebraico. In sostanza, entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati del voto, il presidente dello Stato avvia le consultazioni con tutte le forze politiche che hanno superato la soglia di sbarramento. Successivamente, affida l’incarico di formare il governo al candidato che, a suo giudizio, ha le maggiori possibilità di riuscirci.

A quel punto, il premier designato ha 28 giorni per negoziare la distribuzione dei ministeri e definire i punti programmatici con gli alleati, con la possibilità di chiedere una proroga di ulteriori due settimane. Se le trattative si arenano, la legge prevede un secondo mandato esplorativo o, in ultima istanza, la possibilità che sia lo stesso Parlamento a indicare un candidato. Se nessuna di queste opzioni funziona, la Knesset si scioglie automaticamente e il Paese torna alle urne.

Manovre politiche

Dopo una tornata elettorale che non ha consegnato una maggioranza chiara a nessuno dei due schieramenti, sono già iniziate le manovre dei diversi partiti. Il primo ministro Netanyahu, facendo notare che il Likud è il primo partito a livello nazionale, ha rivendicato la vittoria: “Attendiamo ancora i risultati veri, ma il Likud è il partito più grande d’Israele. Dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale, forte, e fare di tutto perché non venga formato un governo con il sostegno dei partiti arabi“.

Questi ultimi, dal canto loro, hanno già aperto alla possibilità di una coalizione con gli oppositori dell’attuale primo ministro. Così, in risposta a questa apertura e nel tentativo di convincere altri partiti a seguirlo, Netanyahu ha colto l’occasione per dire che con lui al potere “abbiamo di fronte a noi una possibilità storica di porre fine, con il nostro amico Trump, alla minaccia iraniana”.