Martedì mattina Israele ha chiuso i valichi di Gaza per motivi elettorali. Secondo una fonte della sicurezza egiziana citata dall’ANSA, il blocco ha preso anche il lato palestinese di Rafah, e i feriti e i malati che dovevano uscire per farsi curare sono rimasti dentro ad aspettare che gli israeliani finissero di votare. L’ultimo convoglio verso gli ospedali egiziani, il 93° nel conto dell’ANSA, era passato domenica.
Lo stesso giorno Mahmoud Hamada, da Khan Younis, ha detto all’Associated Press che «non c’è differenza» fra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo sfidante, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, perché tutto risponde a «una politica israeliana ben nota». Parlava da una Striscia dove dal cessate il fuoco il ministero della Salute di Gaza conta più di 1.500 palestinesi uccisi.
Bastava aspettare la notte. Eisenkot aveva aperto la giornata a Nir Oz, kibbutz colpito il 7 ottobre 2023, con la promessa di distruggere il governo di Hamas e la sera secondo il Times of Israel ha parlato di una coalizione che lo smantellerà. Netanyahu dopo le tre di notte ha chiesto un governo «forte, di destra, nazionalista» e ha attaccato i partiti arabi. Poi è toccato a Bezalel Smotrich. Il ministro delle Finanze israeliano, dal quartier generale del suo partito a Gerusalemme, ha detto agli avversari che falliranno nel rovesciare la «rivoluzione degli insediamenti» in Cisgiordania. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la presenza di Israele nei territori palestinesi occupati, Gaza compresa, è illecita e che ogni attività di insediamento va fermata subito. Martedì notte, mentre Netanyahu ed Eisenkot si contendevano ancora i seggi, Smotrich ha dato alla Striscia un futuro preciso: «A Gaza sorgeranno insediamenti ebraici».