Destra garantista a fasi alterne: la mattina vota la legge Costa per tutelare gli “innocenti assolti”, il pomeriggio attacca il Gip che ha liberato Siher

E il Gip che la destra chiamava “passacarte” delle procure per giustificare il referendum sulla giustizia, ora diventa “vergognoso” appena dice no a una Procura

Destra garantista a fasi alterne: la mattina vota la legge Costa per tutelare gli “innocenti assolti”, il pomeriggio attacca il Gip che ha liberato Siher

Stessa giornata, stessa maggioranza, due livelli assai diversi di garantismo. Ieri mattina, al Senato, il centrodestra ha approvato in via definitiva la legge di Enrico Costa (Forza Italia), che impone la pubblicazione delle sentenza di assoluzione. Nel pomeriggio Giorgia Meloni ha invece pubblicato un video per definire “vergognosa” la gip di Milano che ha rimesso in libertà Youssef Siher, ricercatore di origini marocchine indagato e mai processato. E dietro a lei, tutto il governo.

Circa la legge, la norma aggiunge al Codice della privacy l’articolo 144-ter.: chi viene assolto, prosciolto o archiviato può chiedere al direttore della testata che aveva raccontato il caso di pubblicare la notizia, gratis e con un “rilievo adeguato” rispetto allo spazio dato all’accusa. Se il giornale non lo fa, decide il Garante della privacy, entro cinque giorni.

Il centrodestra ha votato compatto, Pd, M5S, Avs e Italia Viva si sono astenuti. Non per amore della gogna: affidare al Garante il potere di ordinare cosa pubblicare, ha avvertito Silvia Fregolent (Iv), “rischia di aprire la strada a pesanti condizionamenti del lavoro delle redazioni”. Per la M5S Ada Lopreiato una procedura da chiudere in cinque giorni rischia di essere sommaria.

Costa: “Una norma di civiltà”

Per Costa è “una norma di civiltà”: ogni anno “500mila cittadini sono assolti o vedono archiviato il loro procedimento”, dopo essere stati “sbattuti sui giornali”. Il viceministro Francesco Paolo Sisto esulta: “Non è giusto che il clamore dell’accusa sia destinato a prevalere sul riconoscimento dell’innocenza”.

Giusto. Ma allora il principio di civiltà dovrebbe valere per tutti, no? Siher non è stato condannato. Non è stato nemmeno rinviato a giudizio. Una giudice ha scritto che contro di lui mancano i “gravi indizi di colpevolezza” su tutte le accuse, terrorismo compreso. Il clamore dell’accusa, in questo caso, lo ha prodotto il governo. E se un giorno l’inchiesta su Siher finisse archiviata, sarebbe proprio la legge Costa a dargli il diritto di pretendere una rettifica. Peccato che non si applichi ai video della premier.

Il garantismo per la destra dipende da chi è l’indagato

Il garantismo, a quanto pare, dipende da chi è l’indagato. Per il colletto bianco finito nelle intercettazioni c’è il diritto all’oblio con tanto di rettifica imposta per legge. Per il 30enne musulmano che organizza cortei contro il governo, c’è il processo in diretta social, prima ancora del processo vero.

Poi c’è il paradosso dentro il paradosso. Per anni il centrodestra ha spiegato che il gip è il fratello siamese del pm e che per questo andavano separate le carriere. A novembre 2025 Costa, dati del ministro Carlo Nordio alla mano, denunciava che i gip accolgono il 94% delle richieste di intercettazione delle procure e ribattezzava il gip “Giudice Inutile Passacarte”. A marzo gli italiani hanno bocciato il referendum sulla riforma della separazione delle carriere al referendum, con grande rammarico della maggioranza.

Ieri un gip ha fatto esattamente quello che il centrodestra chiedeva: ha detto no a una Procura, smontandone l’impianto pezzo per pezzo. E il governo, invece di applaudire il giudice terzo finalmente trovato, lo ha messo alla gogna.