Pietra tombale sulle accise mobili: il governo si dimentica dello sconto sui carburanti

Le accise mobili promesse da Meloni sono finite nel dimenticatoio: il governo non ha nessuna intenzione di applicarle.

Pietra tombale sulle accise mobili: il governo si dimentica dello sconto sui carburanti

La pietra tombale sulle accise mobili la mette il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Lo fa sostenendo che il taglio delle accise non è una misura utile. E allora la prima domanda da fare sarebbe: perché è stato fatto per diversi mesi per fronteggiare il caro carburante? Di soluzioni, probabilmente, ce ne potevano essere altre e di migliori. Ma il governo le ha ignorate.

Quel che è peggio è che oggi lo stesso governo sostiene che il taglio delle accise, tanto sbandierato per mesi, è inutile. E allora, si penserà, vuole introdurre altri interventi per calmierare il prezzo dei carburanti. E invece no. La strategia del governo è semplice: affidarsi completamente alla generosità delle compagnie, Eni in testa, che hanno deciso di abbassare i prezzi di benzina e diesel fissando una soglia massima. Peraltro poi risalita a causa della fine dello sconto governativo e di nuovo scesa dopo un altro intervento delle compagnie.

Svanita nel nulla la promessa di Meloni sulle accise mobili: governo senza strategia sui carburanti

Insomma, il governo non ha alcuna strategia per fronteggiare il caro carburanti. E anche i cali degli ultimi giorni delle quotazioni alla pompa non possono di certo bastare per pensare di poter ignorare la questione. D’altronde il prezzo medio si attesta ancora a 2,035 euro al litro per la benzina e a 2,252 euro al litro per il diesel. Non proprio due spicci.

A mettere la parola fine sull’ipotesi di applicare le accise mobili – che, ricordiamo, aveva promesso Giorgia Meloni – è stato Pichetto Fratin: “Le accise mobili – afferma sono come curare una polmonite con un’aspirina. In un mercato fermo, le accise mobili diventano un messaggio di comunicazione dove uno pensa che il problema si risolva, ma con queste oscillazioni di prezzo incidono ben poco”.

È quindi evidente che bisogna ripiegare su un’altra strategia. Peccato soltanto che questa strategia non esista, come dimostrano le parole del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, durante il question time alla Camera: l’unica intenzione è prorogare il price cap. Ovvero chiedere ancora alle aziende di fare ciò che lo Stato non fa.

“Stiamo lavorando affinché questa misura sia prorogata anche per i prossimi mesi”, afferma Urso. Per il ministro il governo ha fatto abbastanza, prima con il taglio delle accise e poi “sollecitando con successo le compagnie petrolifere, anche internazionali, ad agire sul fronte dei prezzi”, con il price cap. I prezzi del carburante, però, sembrano dire altro.