La Sveglia

Profughi palestinesi fuori dai campi, l’Alta Corte israeliana in pressing

Più di 33.000 palestinesi restano fuori dai campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams, svuotati dall’operazione israeliana Iron Wall cominciata a gennaio 2025, e a un anno e nove mesi di distanza l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha chiesto al ministero della Difesa e all’esercito un calendario per il loro ritorno nei campi. I giudici ammettono che sia presto. Eppure domandano allo Stato di dire entro il 23 novembre se quei tempi si possono accorciare.

Lunedì 12 ottobre il ministro della Difesa Israel Katz (Likud) ha risposto con una dichiarazione in cui chiama “permanente” la presenza dell’esercito nei campi e scrive che quelle decisioni sfuggono alla Corte quanto le operazioni “a Gaza, in Siria, in Libano o in Iran”. Secondo il Times of Israel Katz attribuisce a quella presenza un calo del terrorismo in Cisgiordania dell’80 per cento, e su questo punto si dice pronto a passare da una procedura legislativa speciale alla Knesset pur di sottrarre i campi ai giudici.

Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha chiesto a Katz e al primo ministro di negare alla Corte la collaborazione dell’esercito. Il 23 febbraio 2025 lo stesso Katz aveva ordinato all’esercito di prepararsi a restare nei campi svuotati per il prossimo anno e di impedire il ritorno dei residenti, allora quarantamila secondo il suo stesso conto. Quell’anno è diventato permanente. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva scritto, nel parere chiesto dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, che le politiche israeliane sono concepite per restare in vigore indefinitamente, che equivalgono all’annessione di vaste porzioni di quel Territorio e che Israele deve porre fine alla sua presenza illegale “il più rapidamente possibile”.