Pressing sul ddl Zan al Senato. Si rivede l’asse giallorosso. M5S con Pd, Leu e Iv pronti ad approvare il testo ma il Centrodestra vuole bloccare l’iter. La decisione il 6 luglio

M5S Licheri
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Con un titolo si potrebbe dire che i giallorossi hanno ritrovato unità attorno ai diritti civili. Dopo le polemiche per via della durissima posizione del Vaticano in merito al ddl Zan, la legge sull’omotransfobia in discussione al Senato, Pd, M5S, Leu e Iv, con i capigruppo Ettore Licheri (nella foto) e Simona Malpezzi in testa, hanno deciso di prendere il torno dalle corna, chiedendo ieri nel corso della conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama, la calendarizzazione nell’aula di Palazzo Madama, senza relatore, del disegno di legge. L’approdo in assemblea, viene sottolineato, “non preclude la possibilità di apportare modifiche al testo”.

E c’è una data precisa: il ddl, dicono i giallorossi, deve arrivare in Aula già il 13 luglio. Una posizione non di poco conto che, di fatto, mostra come per i giallorossi il rischio di ingerenza del Vaticano nella politica sia più concreto di quel che si possa pensare. Non è un caso che ieri anche Mario Draghi è intervenuto sottolineando che l’Italia è uno Stato laico e che dunque – questo è il sottotesto – non sono consentite ingerenze del potere spirituale in quello temporale, per usare espressioni tanto care agli storici. La resa dei conti, dunque, c’è stata ieri in conferenza dei capigruppo alla presenza della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Anche perché, se da una parte Movimento cinque stelle e Pd hanno subito alzato le barricate sottolineando, specie dopo le parole del premier, che la polemica con la Santa Sede poteva dirsi conclusa, le destre hanno invece cavalcato l’onda. “È incredibile come quando da parte della Chiesa arriva qualcosa che a sinistra piace, ‘evviva evviva’. Quando arriva la difesa della libertà di pensiero e dell’idea di famiglia, allora è un’ingerenza. Mi spiace per Pd e M5s: sono assolutamente in sintonia, dobbiamo punire discriminazioni e abusi, togliendo dalla competizione i bambini, le scuole e non inventandosi nuovi reati d’opinione, che in questo momento sicuramente non servono”, ha detto non a caso Matteo Salvini, subito seguito a ruota dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Che si è spinta ancora più avanti: “Ora l’iter andrebbe sospeso”.

E, non a caso, nel corso della conferenza della capigruppo del Senato ieri sera tardi, la richiesta delle opposizioni è stata proprio questa. Fermare la discussione del ddl Zan in seguito alla nota di protesta del Vaticano: questa la posizione espressa da Lega e Fratelli d’Italia. Che è come dire: siamo uno Stato laico ma se c’è una nota di protesta del Vaticano meglio affossare completamente l’iter parlamentare.

IL PRESSING. Scontro totale, dunque. Da una parte la sopensione della discussione, dall’altra una sua accelerazione. Talmente totale che alla fine nessuna soluzione è stata trovata. La capigruppo si è conclusa con un nulla di fatto. Fumata nera. Preso atto del mancato accordo per calendarizzare il disegno di legge, come richiesto dalle forze a favore del ddl di contrasto all’omofobia, la conferenza dei capigruppo ha deciso di aggiornarsi al 6 luglio.

In quella data l’Aula di Palazzo Madama sarà chiamata a votare sulla calendarizzazione richiesta dalle ex forze della maggioranza giallorossa che vogliono il disegno in Aula nella settimana del 13 luglio. Verosimilmente l’Aula approverà avendo i giallorossi la maggioranza. Ma tutto, ancora una volta, dipenderà da Italia Viva che sempre ieri, per bocca di Cosimo Maria Ferri, ha espresso dubbi dopo la nota del Vaticano sul testo. Ancora una volta Matteo Renzi si trova ad essere ago della bilancia.

Leggi anche: Draghi non porge l’altra guancia. Schiaffo a Vaticano e sovranisti sul ddl Zan. Il premier respinge l’ingerenza della Santa Sede. “L’Italia è uno Stato laico, piena libertà di legiferare”.

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