Per dieci anni c’รจ stato chi ha provato a raccontarlo come una spia, chi ha evocato oscuri complotti britannici, chi ha seminato dubbi, depistaggi e mezze veritร . Ora, nella requisitoria del processo per l’omicidio di Giulio Regeni iniziata ieri, la Procura di Roma prova a chiudere definitivamente almeno una parte della vicenda. partendo da una certezza: Regeni non era una spia.
โTutti gli elementi raccolti sulla cosiddetta pista inglese sono stati approfonditi, verificati, sviscerati in ogni possibile direzioneโ, ha detto il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco nell’aula bunker di Rebibbia. E la conclusione รจ โnettaโ: nessun rapporto con i servizi britannici, nessun elemento che possa anche solo far ipotizzare un coinvolgimento dell’intelligence di Londra. Finite le illazioni, resta la atroce realtร sullโomicidio del ricercatore.
L’unica veritร : Giulio fu sequestrato, torturato e ucciso dai servizi egiziani
Per la Procura, Giulio fu sequestrato, torturato e ucciso da uomini dei servizi di sicurezza egiziani. Quattro gli ufficiali imputati nel processo celebrato in contumacia. Ma, soprattutto, gigantesca รจ la responsabilitร politica del regime del Cairo. โIl regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzziniโ, ha scandito Colaiocco.
โNon ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirliโ.ย Parole durissime, pronunciate mentre in aula scorrevano le immagini della Tac eseguita in Italia sul corpo del ricercatore friulano. Un corpo, ha detto il magistrato, โspezzato dal doloreโ.
Un corpo โspezzato dal dolore”
La descrizione delle torture subite da Regeni fatto in aula รจ sconvolgente: โUn corpo devastato dalla tortura, un’agonia senza fineโ, ha spiegato Colaiocco. Giulio, secondo gli accertamenti medico-legali, sopportรฒ tutto โlucidamente, senza sedazione, senza narcotici, senza alcun sollievoโ. Altro che semplici percosse.
Per la procura โOgni segmento anatomico racconta una diversa modalitร di sevizia, ogni distretto corporeo testimonia una fase diversa dell’accanimento. Non si tratta di percosse. Si tratta di una metodica di annientamentoโ.
Sul corpo di Regeni rilevate 20 fratture
I medici legali egiziani, all’epoca, avevano individuato una sola frattura. La Tac eseguita in Italia ne rivelรฒ venti: cinque ai denti e quindici alle strutture ossee. Entrambe le scapole erano fratturate. Regeni non poteva piรน camminare, non poteva difendersi. Eppure, la morte non arrivรฒ subito.
Secondo la Procura, le lesioni furono inferte in momenti diversi, nel corso dei sette giorni di sequestro, dal 25 gennaio al primo febbraio 2016. Interrogato, picchiato, lasciato sopravvivere e poi nuovamente torturato. Ancora e ancora. Fino all’atto finale. โGiulio non muore per la sommatoria delle lesioni, pur gravissime. Muore per un atto finale volontario: lo abbiamo schiantatoโ, ha detto il procuratore.
Parole che restituiscono tutta la brutalitร di un sistema che, secondo l’accusa, trasformรฒ un ricercatore in un nemico da piegare. โEntrรฒ in una zona d’ombra in cui il diritto cessรฒ di esistere e al suo posto subentrรฒ soltanto la nuda forzaโ, ha spiegato Colaiocco.
Un processo al silenzio
Giulio, che aveva perfettamente compreso la pericolositร dell’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi e lo aveva persino scritto nei documenti consegnati all’Universitร di Cambridge, divenne un uomo senza diritti, sottoposto al potere assoluto dei suoi sequestratori. Per questo, ha detto la Procura richiamando anche le parole del presidente Sergio Mattarella, il processo Regeni รจ โun processo contro il silenzioโ.
Un silenzio che dura da dieci anni. Dieci anni di depistaggi, false piste, collaborazioni negate e richieste italiane rimaste senza risposta. Dieci anni nei quali il Cairo ha preferito difendere i propri apparati piuttosto che cercare la veritร .