di Mariagrazia Gerina per Il Fatto Quotidiano
I soldi non possono fare la differenza davanti al desiderio โincoercibileโ di avere un figlio. Lo hanno scritto i giudici dellaย Corte Costituzionale, cancellando il divieto di fecondazioneย eterologa: negava โlโesercizio di un diritto fondamentaleโ solo a quelle coppie โprive delle risorse finanziarie necessarie per poter fare ricorso a tale tecnica recandosi in altri Paesiโ recita la sentenza pubblicata la scorsa settimana. Ma davvero, caduto il divieto di eterologa, finiscono in Italia le discriminazioni di natura economica tra chi puรฒ permettersi la fecondazione e chi no?
Purtroppo non รจ cosรฌ. Partiamo proprio dalla eterologa. Quanto costerร ? Dove si potrร fare? Le informazioni sono ancora approssimative ma lโantifona รจ chiara. I centri pubblici si muoveranno con piรน prudenza in attesa delle linee guida annunciate dal ministero. E, almeno allโinizio, chi vorrร fare la fecondazione eterologa, senza perdere altro tempo, dovrร rivolgersi ai centri privati, sia pure italiani. A pagamento.
Valeva (e vale) per lโeterologa. Vale ancora per laย diagnosi preimpianto: nei centri privati costa circaย 9mila euroย e nessun centro pubblico la fa, mentre ilย Microcitemico di Cagliari,ย costretto dal tribunale ha siglato una convenzione con un privato. Ma il problema รจ piรน vasto. In Italia lโaccesso alle tecniche di fecondazione assistita รจ ancora unย Far West. Anche nel pubblico, tariffe, rimborsi, costi a carico delle coppie cambiano, a volte anche da una Asl allโaltra. A dieci anni dalla legge 40 del 2004 che doveva riportare ordine, lโunica certezza รจ che le tecniche di fecondazione non sono state inserite nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), lo Stato non le garantisce. E ciascuna Regione si regola come vuole. Con un divario enorme tra il Sud, dove i centri pubblici sono pochi e le spese in gran parte a carico delle famiglie, e il Nord, dove si concentra la maggior parte di centri pubblici e convenzionati della penisola e la fecondazione รจ in tutto o in parte rimborsata dal sistema sanitario.
Cittadinanzattivaย presenterร al ministero della Salute i nuovi dati dellโOsservatorio sul federalismo sanitario. Un capitolo a parte, curato daย Anna Paola Costantini, uno dei legali delle coppie che hanno vinto la battaglia sullโeterologa, riguarda la fecondazione assistita. In questo campo il federalismo รจ estremo. Una coppia al Sud arriva a pagare anche piรน diย 2mila euroย per una fecondazione in vitro in una struttura pubblica, in Toscana spendeย 500 euro, in Lombardia la fa a spese del servizio sanitario. Risultato:ย una famiglia su quattroย si mette in viaggio per fare la fecondazione in una Regione diversa da quella di appartenenza. Solo cosรฌ si spiega come mai, con un Sud cosรฌ povero di strutture pubbliche, ilย 64,5%ย delle fecondazioni in Italia avvenga allโinterno del pubblico.
La fantasia delle Regioni che possono permetterselo รจ tanta. Il sistema piรน lineare รจ quello dellaToscana, che con una voce specifica ha aggiunto la procreazione assistita alle prestazioni ambulatoriali. La tariffa per quella in vitro รจ diย 1.870 euro: 500 a carico delle coppie, il resto del servizio sanitario. Altre Regioni sono piรน creative. Considerano il โprelievo degli ovocitiโ sotto una voce piรน generica, โInterventi su utero e annessi non per neoplasie maligneโ, giร codificata nel tariffario (DRG 359): 1.436 a carico del servizio sanitario. Laย Lombardiaย ci aggiunge una seconda voce, โAltri interventi sullโapparato riproduttivo femminileโ (DRG 365):ย ย 3milaย euro circa, la tariffa piรน alta a livello nazionale. Le soluzioni a rischio di โinappropriatezzaโ abbondano. La Campania si รจ inventata la dicitura โIntervento chirurgico con diagnosi di altri contatti di servizio sanitarioโ (DRG 461), senza dire che si tratta di Procreazione assistita:ย 2.797 euro.
In Puglia, dove la sanitร รจ commissariata, questo genere di fantasia non รจ consentito. Una delibera di giugno impone ai centri di registrare tutte le prestazioni finalizzate alla procreazione assistita in una contabilitร separata. La tariffa (2.272 euroย per la fecondazione in vitro) รจ a carico delle coppie, la Regione dร un contributo di mille euro a quelle con redditoย Iseeย sotto aiย 15mila euro. E il prezzo รจ tassativo solo per i due centri pubblici, nei nove privati รจ indicativa.
ร cosรฌ in tutto il Sud. Anche peggio. In Molise non ci sono centri, non si pratica la procreazione assistita. In Calabria ci sono solo 4 centri di secondo livello, nessuno รจ pubblico. Ilย Lazio, in attesa del riordino promesso, fa storia a sรฉ: non cโรจ una tariffa unica per il pubblico e diย 7 centri pubblicial momento ne funziona solo uno. Anche in Sicilia i centri sono 40, ma piรน dellโ80% รจ privato, nessuno รจ convenzionato e la procreazione non รจ a carico del sistema sanitario. A febbraio la Regione ha rimodulato tariffe e contributi con un gioco delle tre carte perchรฉ i soldi stanziati sono sempre quelli. Comunque ora la fecondazione in vitro costaย 2.776 euro: mille a carico delle coppie (che perรฒ pagano a parte altri 400 euro per il congelamento, prima incluso), il resto a carico delle casse regionali, che perรฒ garantiscono il contributo solo alle donne conย meno di 42 anniย e fino a esaurimento delle risorse. Iย 3,8 milioniย del Fondo nazionale, prima mai spesi, basteranno per meno di 2mila cicli di fecondazione. La domanda nellโisola รจ diย 5mila cicliย lโanno: nel pubblico, al momento, se ne fanno poche centinaia, nel privato 3mila. E il resto? Duemila coppie, ogni anno, vanno altrove.
Secondo il Registro nazionale della Procreazione assistita, una coppia su quattro in Italia, se ha problemi di sterilitร , va a curarsi in unโaltra Regione. Sono coppie del Sud in fuga verso il Nord, dove avanza il privato convenzionato e il sistema dei rimborsi a carico del sistema sanitario รจ piรน vantaggioso. Ci sonoย 11.642 pazientiย in transito nel 2011 solo per fare la fecondazione in vitro: poco meno di 2500 vanno in Toscana, dove ci sono 7 centri pubblici e 5 convenzionati, e spendono 500 euro, quasi altrettanti vanno in Lombardia, dove ci sono 20 centri pubblici piรน 10 convenzionati, e la fecondazione รจ gratuita. Se in Sicilia nel pubblico si fannoย 300 cicliย di fecondazione in vitro, in Lombardia se ne fanno circaย 12mila, in Toscana piรน di 6mila. Addirittura, secondo dati piรน aggiornati forniti dal responsabile regionale Marco Menchini, in Toscana i pazienti non residenti sono aumentati oltre quotaย 3.600ย e hanno superando i residenti, che invece sono in calo. La corsa ad accaparrarsi la domanda รจ forte. Uno dei centri convenzionati piรน noti della Lombardia ha stretto anche accordi conย Alitaliaย eย Italoย per attrarre ulteriormente pazienti da fuori.
Ma quello che conviene ai pazienti (al netto delle spese di viaggio e in assenza di alternative), non conviene alle Regioni di provenienza, che si ritrovano a dover coprire le spese sanitarie. Anche qui, in assenza di tariffa unica, la trasparenza scarseggia. La Toscana chiede alle Regioni di provenienza il rimborso dellโintera tariffa di 1.870 euro, a cui non si sottrae ma si somma il contributo di 500 versato dalla coppia. In Lombardia, dove non cโรจ una tariffa dedicata ma la fecondazione รจ spezzettata in due codici di ricovero ordinario, il conto raddoppia: il rimborso per i residenti รจ giร di 3mila euro, a carico della sanitร lombarda, quello per chi viene da fuori, in base alle tariffe concordate per la mobilitร sanitaria, supera iย 5mila euro, a carico delle Regioni di provenienza. ร il federalismo sanitario. Le Regioni del Sud risparmiano sulla procreazione assistita in casa loro e finanziano lโofferta creativa del Nord. Solo la Sicilia spende per i suoi 2mila โmigrantiโ tra iย 6 e i 10 milioniย di euro lโanno. โEra cosรฌ due anni fa, con i provvedimenti adottati dalla Regione non รจ cambiato nulla: lโesodo continuaโ, assicura il professorย Antonino Guglielmino, direttore del centroย Heraย di Catania.
Gli stessi operatori chiedono di mettere fine a questo sistema assai poco trasparente, inserendo la Procreazione assistita nei Livelli essenziali di assistenza garantiti dal Sistema nazionale. Il Tavolo Stato-Regioni sulla Procreazione assistita, che lavora da tempo ad una soluzione, ha suggerito, almeno, di adottare una tariffa unica: 2.300-2.500 euro, per le tecniche di II livello. Da usare come riferimento anche per i rimborsi da Regione a Regione. Ma a qualcuno, evidentemente, conviene il fai-da-te.