Si gioca ancora a carte coperte. Ma sul Quirinale si sta trattando. Salvini propone e brucia i nomi di Nordio, Pera e Moratti. Ma è Casellati il vero cavallo di Matteo

Quirinale Casellati
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Anche la seconda giornata delle votazioni per eleggere il prossimo presidente della Repubblica si è conclusa con una fumata nera (leggi l’articolo). Sono state 527 le schede bianche. Aumentati i voti dispersi: salgono infatti a quota 125 contro gli 88 registrati lunedì. Le schede nulle sono risultate pari a 38. Si continua a trattare dentro e fuori gli schieramenti ma sulla strada ci sono ancora tanti ostacoli. Di fatto sul Quirinale si continua a giocare a carte coperte. Anche il centrodestra (leggi l’articolo) che ha sfoderato una rosa di nomi (Carlo Nordio, Letizia Moratti e Marcello Pera) continua a lavorare anche a un piano B. Il primo obiettivo è trovare una convergenza con l’ex fronte giallorosso sui nomi che hanno lanciato o su un altro nome.

IL PIANO B. Ma in mancanza di un accordo non si esclude che proveranno a puntare sul presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, alla quarta votazione. L’attuale presidente del Senato non è nella terna dei candidati proposta dal centrodestra per il Quirinale “perché vogliamo che le cariche istituzionali siano tenute fuori e abbiano in sé la dignità di essere una possibile scelta”, ha commentato il segretario leghista, Matteo Salvini. Coperto forse ancora anche il nome di Franco Frattini, che per Salvini “è follia definire filorusso”. Enrico Letta (Pd), Giuseppe Conte (M5S) e Roberto Speranza (Leu) si incontrano e valutano a lungo se contrapporre nomi o no, mentre scorre lo spoglio della seconda votazione con centinaia di schede bianche. Alla fine loro non offrono nessuna rosa (“No alla guerra delle due rose”, dice con una battuta il ministro della Salute) e di fatto bocciano quella che a loro porge il trio del centrodestra.

“Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra, non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessario”, si legge in un comunicato congiunto dei leader dell’ex fronte giallorosso. “Riconfermiamo la nostra volontà di giungere a una soluzione condivisa su un nome super partes e per questo non contrapponiamo una nostra rosa di nomi”, aggiungono annunciando per oggi un incontro tra due delegazioni ristrette in cui porteranno le loro proposte. “Chiudiamoci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione, domani (oggi, ndr) è il giorno chiave”, dice Letta (leggi l’articolo).

IL MURO. Chissà se la bocciatura dei nomi del centrodestra porterà di nuovo al centro delle manovre Mario Draghi. Ma il no di Conte e Salvini a un trasloco al Quirinale dell’attuale premier rende l’ipotesi al momento improbabile, nonostante lo sponsor di Letta. “Draghi è a Chigi e lavora bene a Chigi”, dice il numero uno del partito di via Bellerio. “Abbiamo affidato al timoniere una nave che è ancora in difficoltà ma non ci sono le condizioni per cambiare e il timoniere non può lasciare”, insiste Conte, sbarrando la strada a Draghi.

Un altro papabile, Pier Ferdinando Casini, ieri sul web ha messo una foto di sé giovanissimo , con la didascalia “la passione politica è la mia vita”. Ma non avrebbe il gradimento di Lega e FdI. “Non è stato eletto dal centrodestra”, ha detto anche l’azzurro Antonio Tajani. E intanto Matteo Renzi mette fretta: “Si voti due volte al giorno, manca una regia come nel 2013, non è il momento delle rose ma del coraggio di votare un nome”. Intanto i voti per un Mattarella bis aumentano, con una parte dei gruppi parlamentari che non intendono rinunciare a percorrere questa strada.