Rai, l’Ad Rossi torna all’attacco di Ranucci (senza citarlo): “Il giornalismo di teorema è un cancro”. Si aspetta la decisione del giudice sul reintegro del giornalista

L'Ad Rai ripete la frase di maggio che le opposizioni contestarono. Oggi scade il termine per le memorie ricorso sul reintegro di Ranucci

Rai, l’Ad Rossi torna all’attacco di Ranucci (senza citarlo): “Il giornalismo di teorema è un cancro”. Si aspetta la decisione del giudice sul reintegro del giornalista

Non fa nomi, l’ad Rai, Giampaolo Rossi nel suo intervento di ieri dal palco del Prix Italia all’Aquila. Non ne ha bisogno. “Il giornalismo di inchiesta è un valore fondante per la democrazia, perché consente di accendere un faro, una luce, sugli aspetti anche contraddittori del potere. Ma se il giornalismo di inchiesta si trasforma in un giornalismo di teorema, non è più un valore della democrazia, ma è un cancro della democrazia”. Scandisce.

La frase non è nuova. Rossi l’aveva già pronunciata a maggio scorso e ne era nato un putiferio: le opposizioni ne avevano chiesto le dimissioni, convinte che il bersaglio fosse Report. Lui si era affrettato a precisare di non riferirsi a programmi o conduttori della Rai. Ieri, però, l’ha rispolverata parola per parola, e ha tenuto pure a ricordare che non tutti l’avevano presa bene la prima volta. Come a dire: lo ripeto lo stesso.

L’attacco a Ranucci

Affermare che l’inchiesta “a teorema” è un cancro non può, del resto, non richiamare la vicenda legata a Sigfrido Ranucci. Il 28 agosto Viale Mazzini gli ha tolto la conduzione di Report parlando di una “obiettiva situazione di incompatibilità” e di “percezioni di opacità, commistione e interferenze”.

Colpa dell’amicizia con Valter Lavitola, arrestato ad agosto con l’accusa di aver commissionato la bomba esplosa nell’ottobre 2025 davanti alla casa del giornalista. In quella storia Ranucci è la vittima e non è indagato. Lui ha chiesto al giudice del lavoro il reintegro. Dopo l’udienza del 25 settembre la giudice Donatella Casari si è riservata la decisione, e oggi scade il termine per depositare le ultime memorie. Poi la sentenza, attesa a giorni.

Quelle accuse sospese che avevano portato all’allontanamento del conduttore

E proprio mentre la redazione trattiene il fiato, l’Ad disegna il perimetro. “Lo sforzo della Rai e del servizio pubblico”, ha aggiunto Rossi, “è fare in modo che l’approfondimento, l’informazione, la costruzione del nostro immaginario non si definisca attraverso un teorema, ma attraverso la verifica delle fonti, la veridicità, l’indipendenza di chi fa giornalismo e la credibilità data dalla capacità di essere riconosciuto dall’intera opinione pubblica come credibile e autorevole”.

Verifica delle fonti, indipendenza, credibilità: sono le stesse contestazioni piovute su Ranucci negli ultimi mesi, dal warning dell’aprile scorso per la “fonte” che avrebbe visto il ministro Nordio in Uruguay fino all’amicizia con Lavitola. E quel “riconosciuto dall’intera opinione pubblica” suona come una bocciatura preventiva: l’inchiesta divisiva – che magari fa arrabbiare una parte politica – non è servizio pubblico?

Il messaggio arriva a due destinatari. Il primo sono le opposizioni, che a maggio ne chiedevano la testa. Il secondo è la redazione di Report, spaccata e appesa alla decisione del tribunale. Gli inviati avevano minacciato le dimissioni in blocco contro i nuovi conduttori Piervincenzi e Presutti. Ora c’è chi dice di essere pronto ad andarsene se Ranucci tornerà, ma per il cdr sono casi isolati.

M5s: “Cerno da Giletti insinua un accordo Ranucci-attentatori”

Intanto, lunedì sera, da Massimo Giletti, Tommaso Cerno secondo il M5S sarebbe arrivato a insinuare che Ranucci e la sua famiglia avessero parcheggiato le auto apposta dove poi è esplosa la bomba, come a suggerire un accordo con gli attentatori. “Può un esterno attaccare un dipendente Rai con illazioni gravissime e continuare a condurre programmi e a fare ospitate come se nulla fosse?”, chiedono i Cinque Stelle in Vigilanza, che chiamano in causa il comitato etico. Ranucci, sottolineano, “risulta sempre e comunque parte lesa”. Chissà se da Viale Mazzini qualcuno risponderà.

Il cda, riunito all’Aquila come da tradizione durante il Prix, ha invece scelto di non scegliere. Sul tavolo c’era la grana Roberto Sergio. Il direttore generale lascia l’incarico oggi, qualche mese prima della pensione, ma resta in ballo la sua permanenza alla guida di San Marino Rtv, poltrona che spetterebbe a un dipendente Rai. Il facente funzioni di presidente Antonio Marano vorrebbe applicare subito la regola, la parte maggioritaria del cda mira a lasciarlo lì fino a fine 2027. Risultato: su richiesta di Rossi, il tema è stato “rinviato alla prossima seduta”.