Una volta la chiamavano TeleKabul. Ma era quella dei programmi culturali, degli autori, dei volti cari alla sinistra. Oggi, più modestamente, Rai3 sembra solo un cantiere di demolizione, dove i lavori procedono spediti.
È la “normalizzazione” rivendicata con orgoglio dall’Ad Rai, Giampaolo Rossi, lo stesso che il mese scorso si vantava di aver riportato Rai 3 entro binari più rassicuranti. Ora l’opera di smantellamento sembra entrata nella fase finale.
Gli ultimi addii: Massini, Carofiglio e Bollani
Gli ultimi tagli riguardano Stefano Massini, Gianrico Carofiglio e Stefano Bollani. Tre nomi diversi, tre linguaggi differenti, un tratto comune: fare servizio pubblico attraverso la cultura. Massini lo ha scoperto nel modo più elegante possibile: senza che nessuno si degnasse di parlargli. “Riserva Indiana chiude. Anzi, viene chiusa”, ha scritto, raccontando di un silenzio totale da parte dell’azienda e riferendo persino di telefonate dal contenuto inquietante: “Non vogliamo più Massini in nessuno spazio Rai”.
Poco prima era toccato a Bollani e a “Via dei Matti n.0“, programma garbato, intelligente, capace di raccontare la musica senza urlare. Con relativa polemica: il musicista e Valentina Cenni hanno sostenuto di aver appreso la cancellazione dal produttore, mentre Rai Cultura ha replicato sostenendo di aver immaginato addirittura una promozione in prima serata. Insomma, uno dice bianco, l’altro nero. Una situazione che in Rai alimenta la sensazione che la mano destra non sappia cosa stia facendo l’altro.
Secondo indiscrezioni, fuori dai palinsesti potrebbe finire anche “Dilemmi” di Gianrico Carofiglio.
L’addio di Sciarelli gettaTeleMeloni nel panico
Ma il colpo più simbolico riguarda Federica Sciarelli. Dopo 22 anni alla guida di “Chi l’ha visto?“, la giornalista lascerà il programma che ha trasformato in un’istituzione nazionale. Una trasmissione che ha accompagnato alcuni dei più grandi casi di cronaca italiana, da Emanuela Orlandi a Denise Pipitone, da Elisa Claps a Sarah Scazzi.
La Rai assicura che sono in corso “riflessioni”, cioè nessuno sa ancora cosa fare. E infatti è già partito il totonomi per il dopo-Sciarelli: da Massimo Giletti a Eleonora Daniele e Francesca Fialdini, perfino soluzioni interne con le storiche inviate della trasmissione. Ma una certezza c’è: sostituire la Sciarelli sarà quasi impossibile.
Intanto le opposizioni provano a opporsi. M5S parla apertamente di “smantellamento di TeleMeloni“. Pd e Avs denunciano una progressiva desertificazione culturale del servizio pubblico.
I vertici filo-governativi smantellano ma costruiscono la “loro” Rai3
E se da un lato si smonta la vecchia Rai3, i vertici meloniani costruiscono quella nuova. Con un plotone di anchorman, che non gonfiano gli ascolti (in alcuni casi da dimenticare) nonostante i ricchi compensi, ma che sono funzionali alla rivoluzione culturale della destra al potere. Antonino Monteleone, appena approdato a “Filorosso” e già nel mezzo delle polemiche, dopo un esordio segnato da un sedicente super-testimone del caso Garlasco, poi rivelatosi quanto meno discutibile.
Una scelta che, raccontano nei corridoi di viale Mazzini, avrebbe creato tensioni tra lo stesso Monteleone e la co-conduttrice Adele Grossi.
La polemica di Monteleone con l’M5S Bevilacqua
L’ex Iena è stata anche protagonista di una polemica con la deputata M5S Dolores Bevilacqua, che aveva ironizzato sugli ascolti del programma e sulla presunta vicinanza del giornalista agli ambienti di Fratelli d’Italia. Monteleone ha replicato attaccando la parlamentare sul suo passato da conduttrice di un format calcistico su YouTube, provocando la richiesta grillina di un intervento dei vertici Rai.
E ieri Bevilacqua è tornata sulla vicenda: “Su Rai 3 la cultura viene accompagnata alla porta. Nomi come quello di Bollani, Massini e Carofiglio per FdI evidentemente hanno il torto di portare cultura nel servizio pubblico”.
“Ancora più delicata è la vicenda Sciarelli”, aggiunge la pentastellata, “Chi l’ha visto? è un patrimonio della Rai e non può diventare terreno di manovre o occupazioni. E mentre programmi autorevoli vengono ridimensionati, altri spazi sembrano restare ben aperti per chi è gradito alla destra, anche quando i risultati sono tutt’altro che brillanti”.
E conclude: “Il caso Monteleone non è personale: è politico e riguarda l’uso dei soldi pubblici. Se un programma sfiora l’1% in prima serata (il riferimento è al programma “L’altra Italia”, ndr), è doveroso chiedere chi lo abbia scelto, con quali criteri e con quali costi. I vertici chiariscano subito: Rai3 deve restare una rete libera, non il lido in cui far spiaggiare i flop di TeleMeloni”.