Referendum, si vota il 4 dicembre. Ma intanto è battaglia sui comitati: almeno qui vince il Sì

di Giorgio Velardi
Politica

Matteo Renzi ha sciolto finalmente la riserva sulla data del referendum costituzionale: si voterà il 4 dicembre. Comincia ufficialmente, dunque, la partita. Una partita nella quale l’ex sindaco di Firenze si gioca tutto, anche se al momento la maggior parte dei sondaggi danno in testa la vittoria del No che decreterebbe la bocciatura della riforma della Carta. Lunedì scorso, per esempio, una rilevazione di Emg Acqua per il Tg La7 vedeva i contrari al ddl che porta il nome della ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, attestarsi al 34,1% (+3,3% in una settimana) e i favorevoli al 30,1% (+1,6% sempre negli ultimi sette giorni), con il 35,8% di indecisi, in calo del 4,9%. Ma c’è anche un altro modo per “pesare” i sostenitori del Sì e del No: contare il numero dei comitati nati a loro sostegno. A cominciare da “Basta un Sì” e “Comitato per il No al referendum costituzionale”,  per capire meglio come si stanno muovendo le truppe in campo a poco meno di due mesi dal voto, La Notizia ha contattato i vari schieramenti chiedendo loro quanti sono i comitati locali aperti fino a questo momento.

IL FRONTE DEL SÌ – Ebbene: quelli a favore del Sì si attestano a 4mila circa, mentre di quelli a sostegno del No se ne contano più o meno 2.760. Andiamo con ordine, partendo proprio da “Basta un Sì”, il comitato civico che ha raccolto le quasi 600mila firme per promuovere il referendum, maggiormente sponsorizzato proprio da Renzi e dalla Boschi. Visionando la mappa presente sul sito internet (bastaunsi.it), si scopre che i 4mila comitati sono dislocati un po’ ovunque – dalle Alpi alle Isole – e arrivano persino all’estero. Sono 34 in tutto: dal Lussemburgo al Regno Unito fino ad Albania, Emirati Arabi, Kenya e Giappone. “Non tutti i comitati hanno fornito l’autorizzazione per la geolocalizzazione”, specificano dal comitato per il Sì, “quindi non possono essere visualizzati su quella pagina”. Per dare vita ad un comitato, viene spiegato ancora, servono almeno 5 persone (il numero dei soci può comunque aumentare fino a raggiungere un massimo di 50) che abbiano compiuto i 16 anni di età, sia italiani sia stranieri, e il versamento di un contributo di 50 euro al “Comitato Nazionale Basta un sì”. Non solo. Perché in realtà, a favore della riforma costituzionale, c’è anche “Liberi Sì”, creatura nata per mano degli ex forzisti Marcello Pera e Giuliano Urbani (fondatore del partito di Silvio Berlusconi nel ‘94), di cui ancora non si conoscono le cifre ufficiali. Perché, ci è stato spiegato, “la costituzione dei comitati è in via di sviluppo”. Molto più variegata è invece la galassia del No alla riforma. In prima fila c’è il “Comitato per il No al referendum costituzionale” guidato dall’ex presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky e dal costituzionalista Alessandro Pace, che ha aperto finora 516 comitati locali, di cui 497 in Italia e 18 all’estero.

IL FRONTE DEL NO – Anche se “stanno aumentando in maniera vertiginosa ogni giorno”, assicurano dalla cabina di regia. Fuori dai confini nazionali, si registrano comitati anche in Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Ungheria. C’è poi il “Comitato per il No alla riforma costituzionale”, compagine che riunisce al suo interno buona parte delle forze del centrodestra, capeggiata dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Secondo quanto riferito, conta oggi 1.300 comitati. Andiamo avanti. Infatti, c’è anche il “Comitato popolare per il No”. In questo caso gli “animatori” sono l’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, e Giuseppe Gargani (ex Dc e Ppi). Al momento i loro comitati sono 550, con una serie di iniziative previste nei prossimi giorni in tutta Italia. Sono buoni anche i numeri registrati finora dal “Comitato sovranità popolare” dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno (378 comitati), che proprio ieri ha tenuto un nuovo incontro nella Capitale. Dodici, invece, sono quelli aperti dal “Comitato presidenzialisti per il No” dell’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha definito questa come “una riforma pasticciata”. Undici, infine, i comitati per il No creati dal leader del Family Day, Massimo Gandolfini. Nelle prossime settimane dovrebbe poi prendere corpo il Comitato nazionale per il No lanciato da Massimo D’Alema, presieduto da Guido Calvi. “La vittoria del No segnerebbe la fine del partito della Nazione renziano, il che sarebbe un bene per il Pd e per il Paese”, ha scandito l’ex presidente del Consiglio. Renzi è avvisato.

Tw: @GiorgioVelardi