Repressione continua, dal caso Siher agli studenti che occupano fino alla morte di Fakir: il governo non trova altra risposta

Siher in cella per i suoi post, la docente che lo difende alla gogna, la Digos in un liceo romano. E a Bologna la perizia su Fakir...

Repressione continua, dal caso Siher agli studenti che occupano fino alla morte di Fakir: il governo non trova altra risposta

Mentre il popolo brasiliano caccia Flávio Bolsonaro e in Serbia un partito senza leader stravince le elezioni promettendo di democratizzare il Paese, in Italia, va in onda la repressione. I fermi, gli arresti e gli interrogatori. Ieri a San Vittore è stato sentito dal Gip, Youssef Siher, il ricercatore di 30 anni, che per la Procura sarebbe stato l’ideatore delle manifestazioni e degli scontro del 17 ottobre.

A “incastrarlo”, per i pm, le prove che dimostrano come fosse l’amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”, pagina nata solo dopo la guerriglia di Milano. Le accuse per lui sono pesantissime: istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni.

I pm chiedono il carcere perché avrebbe potuto sviluppare una “strategia rivoluzionaria”.  Indagata a piede libero anche la moglie. Siher non ha risposto alla gip Tiziana Landoni.

I legali: “Non siamo sorpresi, considerata l’aria che tira”

Per lui hanno parlato i suoi avvocati, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, che hanno attaccato l’impianto accusatorio: “Non c’è stata alcuna condotta istigatoria, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato”. Contestano indizi ed esigenze cautelari, escludono il pericolo di fuga.

E segnalano un dettaglio: il reato di violenza organizzata è entrato in vigore il 23 ottobre, dopo la creazione di quei contenuti. Siher, dicono, è convinto di aver esercitato “i suoi diritti costituzionalmente garantiti”. Il fermo? “Non siamo sorpresi, considerata l’aria politica che tira”.

Per FdI è già colpevole e complice di Hannoun

E la qualità dell’aria (politica) la mostra bene il senatore FdI, Riccardo De Corato, che si dice sorpreso e sconcertato perché la difesa ha chiesto di non convalidare il fermo. Cioè perché gli avvocati hanno fatto gli avvocati. Per De Corato Siher “avrebbe anche dei rapporti” con Mohammad Hannoun, ritenuto un possibile referente di Hamas in Italia, e invoca “pene severissime”.

Di quei presunti legami non esistono prove, sono solo in corso verifiche. Ma per la destra (quella garantista) Siher è già colpevole. Dall’altra parte, come sottolinea la deputata M5S Stefania Ascari, è “il capro espiatorio perfetto”.

Poi c’è chi ha osato difenderlo. La relatrice di laurea, la professoressa Elisa Giunchi, ha detto a Tgcom24 che Siher “non è assolutamente un violento” e che contro di lui c’è stata una “gogna mediatica vergognosa”. L’Università Statale l’ha subito scaricata: opinioni personali, “in alcun modo attribuibili all’Ateneo”. Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica, ne chiede le dimissioni: pensare che “questa docente formi gli studenti” sarebbe “una minaccia per l’autorevolezza” dell’università.

E poi ci sono le centinaia di fermi di minorenni effettuati negli ultimi due weekend: sabato 24 ottobre, 371 persone sono state portate negli uffici di polizia: 110 erano minorenni. Solo a Milano 2.885 identificati e 167 accompagnati in Questura, 56 under 18.

Il sabato prima, i minori fermati in città erano stati 35: su 24 convalide, il Tribunale per i minorenni ne ha mandati in carcere tre, gli altri ai domiciliari o in comunità. Il governo, intanto, ha riscritto il Codice: il decreto 190 punisce la violenza organizzata nei cortei fino a 12 anni, allarga l’”accompagnamento preventivo”, consente al questore di vietare frequentazioni ai quattordicenni, manda a Milano 500 militari.

Gli studenti occupano le scuole e scatta la repressione

Ma a raccontare l’aria che tira contro il dissenso ci pensa anche quanto sta accadendo nelle scuole: lunedì a Roma sono stati occupati il liceo Tasso, l’Argan, il Ripetta, il Margherita di Savoia e il Piaget. La notte dopo il Mamiani.

Al Giordano Bruno, invece, l’occupazione non è mai partita. La dirigente ha chiamato la polizia, è arrivata la Digos e sette ragazzi sono stati accompagnati in commissariato, poi riconsegnati ai genitori. Per la Questura erano incappucciati, avevano catene e non erano iscritti al liceo. Simone Montori, della Rete degli studenti medi, parla di “una risposta repressiva di gravità inaudita”.

Secondo la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti, solo l’intervento di un assessore del III Municipio ha evitato che tutti i ragazzi finissero in commissariato. E la Flc Cgil romana denuncia che sabato agli studenti del liceo Amaldi sarebbe stato impedito di andare ai cortei con perquisizioni preventive. A Milano, lo stesso giorno, hanno scioperato gli studenti del Pareto e del liceo Moreschi e ieri il Tito Livio.

E la morte di Fakir potrebbe essere stata causata dalla posizione assunta durante l’arresto. Ma agenti e soccorritori sono scudati

Infine Bologna. Il 19 luglio Abderrahim Fakir, 42 anni, moriva al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra, prono, da due poliziotti. In un video lo si sente ripetere “basta” per molti minuti, fino alla morte.

Ora la consulenza dei pm indica tre possibili concause: la cocaina, problemi cardiaci e la posizione prona durante il contenimento. Per i due agenti e per quattro soccorritori della CRI è scattato lo “scudo penale” voluto dal governo: niente iscrizione nel registro degli indagati, ma una “annotazione preliminare”, prevista quando appare evidente una causa di giustificazione.